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Geotermia: Il mercurio nel fiume Paglia non arriva dalle centrali geotermiche dell’Amiata

La Commissione Ecomafie ha condotto una missione in Toscana per approfondimenti nel merito. Vignaroli: «Vogliamo tracciare un quadro completo delle bonifiche delle ex miniere di cinabro dell’Amiata»

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La Commissione Ecomafie ha condotto una missione in Toscana per approfondimenti nel merito. Vignaroli: «Vogliamo tracciare un quadro completo delle bonifiche delle ex miniere di cinabro dell’Amiata»


La contaminazione da mercurio nel fiume Paglia, che nasce sull’Amiata e sfocia nel Tevere a sud-est di Orvieto, è stata – insieme alla gestione dei “gessi rossi” di Scarlino – al centro dell’ultima missione che la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (la cosiddetta Commissione ecomafie) ha condotto in Toscana grazie a una delegazione composta dal presidente Stefano Vignaroli (M5S) e dai deputati Chiara Braga (PD), Giovanni Vianello (M5S) e Alberto Zolezzi (M5S).

Come riferiscono dalla commissione, durante le audizioni svolte sul territorio in merito all’estrazione e lavorazione di cinabro sull’Amiata è stato evidenziato come il “rosticcio”, ossia la roccia di scarto dei processi produttivi del mercurio – ormai interrotti da anni – sia in molti casi confluita attraverso i ruscellamenti nei corsi d’acqua.

I rappresentanti di Arpa Toscana hanno fornito informazioni sulle attività di monitoraggio svolte con Arpa Umbria e Arpa Lazio, dalle quali è emerso che il mercurio è presente nei sedimenti del fiume Paglia e la contaminazione si espande poi sia con le esondazioni, sia soprattutto attraverso il flusso stesso dei corsi d’acqua verso il Tevere.

Sempre secondo quanto dichiarato dagli auditi, si stanno facendo analisi sui pesci per valutare la contaminazione da mercurio del biota e la sua presenza nella catena alimentare; sono inoltre in corso indagini per valutare l’estensione della contaminazione da mercurio e se le ex miniere siano allo stato attuale una fonte attiva di contaminazione.

Dall’audizione è emerso che l’obiettivo ultimo del monitoraggio è individuare e mettere in campo delle azioni di gestione dell’inquinamento.

La Commissione ha poi svolto sopralluoghi presso la ex miniera di cinabro di Bagnore e il vicino ex sito di lavorazione del cinabro, per visitare in seguito anche le centrali geotermiche di Bagnore: sono stati ascoltati i sindaci di Arcidosso Jacopo Marini e di Santa Fiora Federico Balocchi, e a seguire la Commissione ha tenuto un incontro anche con i rappresentanti di alcuni comitati.

«Grazie a questa missione in Toscana – commenta Vignaroli – abbiamo acquisito informazioni aggiornate su due questioni di interesse della Commissione: la gestione dei gessi rossi di Scarlino e la contaminazione del fiume Paglia, che nasce nell’area dell’Amiata ma interessa poi anche i territori dell’Umbria e del Lazio. Il lavoro di approfondimento va avanti per avere un quadro informativo completo che ci permetta di relazionare in merito al Parlamento. Vogliamo per esempio tracciare un quadro completo delle bonifiche delle ex miniere di cinabro dell’Amiata e acquisire altre informazioni in merito ai monitoraggi svolti sui gessi rossi. Sentiremo di nuovo in audizione i rappresentanti di Arpa Toscana e l’assessore regionale all’Ambiente».

Nel merito è utile ricordare lo studio A 200 km-long mercury contamination of the Paglia and Tiber floodplain: monitoring results and implications for environmental management, pubblicato sulla prestigiosa rivista Environmental Pollution da undici ricercatori – provenienti dalle Università di Firenze e Perugia, dal CNR nonché dalle Arpa di Toscana, Marche e Umbria – che hanno svolto a partire dal 2017 un’accurata indagine sulla diffusione del mercurio nei bacini del Paglia e del Tevere.

«L’indagine spiega il co-autore Pierfranco Lattanzi, dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR fiorentino – ha riguardato principalmente sedimenti e acque fluviali lungo tutto il corso del Paglia, e del Tevere dall’affluenza del Paglia stesso all’invaso di Castel Giubileo (circa 10 km a nord di Roma), per un’estensione complessiva di oltre 200 km».

Soffermandosi sulle cause dell’inquinamento, lo studio conferma la precedente conclusione di M. Benvenuti e P. Costagliola (Geologia dell’ambiente 4/2016, 2-5), ovvero che il contributo di mercurio dalle attuali centrali geotermiche amiatine al bilancio del metallo nel sistema Paglia-Tevere «è del tutto trascurabile».

La sorgente del mercurio, precisa Lattanzi, è da ricercarsi piuttosto «nella passata attività estrattiva e metallurgica del distretto amiatino».

Per quanto riguarda invece le emissioni legate alle centrali geotermoelettriche presenti sul territorio, i dati più aggiornati sono quelli pubblicati da ARPAT all’interno dell’Annuario dei dati ambientali – 2019, nel quale si documenta che il 100% degli impianti geotermici controllati da ARPAT nel periodo ha mostrato valori inferiori al limite d’emissione sia per l’H2S (acido solfidrico), per l’Hg (mercurio) e per l’SO2 (biossido di zolfo o anidride solforosa).

Nel merito, ARPAT aggiunge che «le determinazioni dei livelli di esposizione da mercurio della popolazione della zona del monte Amiata, dovuti alla somma dei due contributi (componente naturale in presenza di una significativa anomalia geologica più la componente emissiva delle centrali) dimostrano valori molto lontani dal valore limite di cautela sanitaria stabilito dalle linee guida internazionali di 200 ng/m3 mediato su base annua.

Nell’area del monte Amiata si registrano spesso dati paragonabili ai livelli di fondo naturale, ovvero per lo più compresi fra 2-4 20 ng/m3 con alcuni picchi a 8-20 ng/m3», dove 20 ng/m3 è il valore normalmente misurato nelle aree urbane.

«Fra l’altro – conclude l’Agenzia – i dati determinati dall’ARPAT sono registrati su base oraria invece che su base annua e per questo maggiormente cautelativi».