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Il 100% degli impianti geotermici controllati da ARPAT mostrano valori inferiori ai limiti

Nel suo Annuario, l’Agenzia regionale mostra che per il mercurio «nell’area del monte Amiata si registrano spesso dati paragonabili ai livelli di fondo naturale», con picchi paragonabili ai valori normalmente presenti nelle aree urbane

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Nel suo Annuario, l’Agenzia regionale mostra che per il mercurio «nell’area del monte Amiata si registrano spesso dati paragonabili ai livelli di fondo naturale», con picchi paragonabili ai valori normalmente presenti nelle aree urbane


L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (ARPAT) ha presentato a Firenze l’ottava edizione del proprio Annuario, un documento che grazie a 92 indicatori rappresenta lo stato dell’ambiente a livello regionale: «Un patrimonio utile e prezioso – dichiara l’assessore regionale all’Ambiente, Federica Fratoni – che permette di comunicare le informazioni ai cittadini, agli istituti di ricerca, agli amministratori e a tutti coloro che vogliono non solo conoscere il territorio nel quale vivono, ma anche porre in atto azioni e comportamenti tali da migliorare costantemente la qualità dell’ambiente nel suo complesso».

Come sempre, l’Annuario è strutturato in sei capitoli tematici: aria, acqua, mare, suolo, agenti fisici e sistemi produttivi, con un focus dedicato agli impianti geotermici presenti sul territorio.

Su un totale di 36 gruppi produttivi ARPAT ha, nel corso del 2018, effettuato controlli alle emissioni su 16 stabilimenti: 8 hanno riguardato l’intero stabilimento (AMIS + torre refrigerante), mentre la metà rimanente è stata incentrata sull’impianto di abbattimento AMIS (Abbattitori Mercurio Idrogeno Solforato, ndr).

Solo nelle centrali di Bagnore 3 e 4 è presente anche un impianto di abbattimento dell’ammoniaca e dell’acido solfidrico, sottoposto anch’esso a controllo da parte dell’Agenzia.

ARPAT, in qualità di ente pubblico preposto, effettua dunque il controllo alle emissioni in atmosfera delle centrali e degli impianti AMIS, verificandone l’efficienza di abbattimento del mercurio e dell’idrogeno solforato , e, ove presente, l’efficienza del sistema di abbattimento dell’ammoniaca e dell’acido solfidrico in entrata centrale.

«Nei 16 controlli effettuati – riporta al proposito l’Annuario – non si sono riscontrati superamenti dei Valore Limite di Emissione (VLE) per i parametri autorizzati (mercurio, acido solfidrico e anidride solforosa). La sola irregolarità, riscontrata in un impianto, è di tipo amministrativo».

In altre parole il 100% degli impianti geotermici controllati da Arpat ha mostrato valori inferiori al limite d’emissione sia per l’H2S (acido solfidrico), per l’Hg (mercurio) e per l’SO2 (biossido di zolfo o anidride solforosa).

Più nel dettaglio, tutte le centrali geotermiche toscane sono oggi dotate di impianti AMIS per l’abbattimento del mercurio e dell’acido solfidrico naturalmente presenti nei gas incondensabili presenti nei fluidi geotermici, in grado di abbattere fino al 99% dell’acido solfidrico che si ripartisce nel gas in uscita dal condensatore; la parte restante di acido solfidrico si ripartisce anziché nel gas nelle condense, e una quota di essa viene emessa allo stato aeriforme dalle torri di refrigeramento causando, talvolta, il superamento della soglia di percezione olfattiva che restituisce il classico odore di “uova marce” (questa percezione si verifica quando la concentrazione in aria supera i 7 µg/m3, valore comunque molto al di sotto del limite di attenzione sanitaria stabilito dalle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità, ovvero 150 µg/m3 come media nelle 24 ore).

La formazione di biossido di zolfo, gas tra i principali responsabili della formazione di piogge acide, è a sua volta una conseguenza dell’abbattimento dell’H2S all’interno dell’impianto AMIS: per evitare che venga emesso in atmosfera, prima di uscire dall’impianto di abbattimento l’SO2 viene fatto passare in una colonna di lavaggio, grazie al quale il gas si solubilizza nella condensa che rientra nel circolo dell’impianto (per il gas in uscita dall’impianto di abbattimento Amis è ammesso un flusso di massa di l’SO2 non superiore a 200g/h).

Per quanto riguarda infine il mercurio, si tratta di un metallo presente in forma naturale, in ambiente, con valori di 2-4 ng/m3 misurati in zone remote, lontane da industrie e prive di anomalie geologiche locali, mentre nelle aree urbane sono normalmente misurati fino a circa 20 ng/m3.

Posto che anche in questo caso «non si sono verificate anomalie rispetto ai valori limite di emissione» per le centrali geotermiche controllate da ARPAT, l’Agenzia aggiunge che «le determinazioni dei livelli di esposizione da mercurio della popolazione della zona del monte Amiata, dovuti alla somma dei due contributi (componente naturale in presenza di una significativa anomalia geologica più la componente emissiva delle centrali) dimostrano valori molto lontani dal valore limite di cautela sanitaria stabilito dalle linee guida internazionali di 200 ng/m3 mediato su base annua.

Nell’area del monte Amiata si registrano spesso dati paragonabili ai livelli di fondo naturale, ovvero per lo più compresi fra 2-4 20 ng/m3 con alcuni picchi a 8-20 ng/m3», dove 20 ng/m3 è il valore normalmente misurato nelle aree urbane. «Fra l’altro – conclude l’Agenzia – i dati determinati dall’ARPAT sono registrati su base oraria invece che su base annua e per questo maggiormente cautelativi».


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