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Testimonianze e studi sulla piaga delle predazioni al convegno di Arcidosso

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I pastori tornano a chiedere una moratoria della direttiva Habitat. Gli esperti: «Il lupo non è a rischio di estinzione»

Fonte: Il Tirreno, Cronaca di Grosseto

Autore: Fiora Bonelli

Convegno gremitissimo, ad Arcidosso, dove sabato 2 maggio si sono ritrovati oltre cento allevatori di tutta la provincia di Grosseto e rappresentanze di Siena e di Firenze. E non è stata la solita giornata sulle predazioni. Gli allevatori sono venuti a testimoniare e a fare proposte, sostenuti da due accademici dei Georgofili, Giovanni Bernetti e Orazio La Marca. «Il lupo non rischia certo l’estinzione – ha detto La Marca – se ve ne sono in giro almeno 1500 esemplari, a cui si aggiunge tutto il resto, fra ibridi e cani inselvatichiti». Di seguito le testimonianze degli allevatori, primo fra tutti Nello Nanni, architetto e allevatore, il quale ha fornito i dati di una ricerca condotta con Emilio Sarti che dimostra che nell’arco di tempo 1903-1981, il lupo, come presenza singola e “sbrancata” è comparso, nella zona arcidossina, ogni cinque anni. Presenza sporadica immediatamente tolta di mezzo da battute ad hoc, fino a quando fu adottata dall’Italia, nel 1981, la convenzione di Berna per salvare il lupo in via di estinzione. Ma da allora le cose sono cambiate: i lupi di sono riprodotti, incrociandosi coi cani. Così lupi, ibridi e randagi hanno occupato zone mai prima abitate e oggi diventate terre di predazioni. Le greggi si sono assottigliate, i capi ovini diminuiti di oltre 100.000 unità, il latte di 6 milioni di litri all’anno. Un disastro economico. Anche l’ambiente si è trasformato perché i pastori hanno ristretto i loro pascoli per proteggere i greggi. Li hanno recintati, hanno chiuso le pecore in stalla, il bosco si è allargato e l’ambiente stravolto. La Toscana felix, coi prati come un mare ben rasato, i fossi curati, le siepi ben tenute, sta lasciando il posto a “cespugli, roveti e serpai”. I progetti messi in campo non hanno avuto esiti. Catture inconsistenti, predazioni in aumento. Un fallimento totale. Un quadro tragico, delineato da tanti allevatori che hanno preso la parola: Virgilio Manini e Vasco Norcini di Saturnia, Alfonso La Greca di Stribugliano, Giovanni Sanna, Attilio Monni, Luca Petrucci, tutti di Istia, e poi Antonio Crobu presidente degli allevatori di Siena, e Giovanni Ricci di quelli di Firenze, Gabriele Garosi di Arcidosso, Giacomo Franceschelli di Monte Labro, Francesco Lemarangi di Castiglion della Pescaia, Fernando Tizzi di Usi, Dante Ricciardi di Stribugliano, Renzo Bonelli di Castel del Piano, Lucia Morelli di Sorano e Angela Saba di Massa Marittima. «Una sequenza di problemi a cui la politica fa orecchie da mercante», hanno detto in coro. Le proposte sono arrivate dai professori: «Propongo una giornata di studio ai Georgofili» ha lanciato Bernetti. «Bisogna studiare il territorio per individuare le specie aliene da togliere», ha detto La Marca. Gli allevatori sono sul piede di guerra: «Vogliamo poter difenderci e ottenere una deroga della direttiva Habitat per togliere quegli animali che qui mai ci sono stati. Il lupo purtroppo – hanno detto – è diventato un soggetto politico». Molti i sindaci presenti: Fosco Fortunati di Castell’Azzara, Massimo Galli di Roccalbegna e Jacopo Marini di Arcidosso hanno espresso la disponibilità di fare sistema fra pastori e amministratori. E infine l’idea di inviare al governatore della Toscana Enrico Rossi un documento per ricordargli gli impegni di vedersi a scadenza fissa, presi con gli allevatori un anno fa.