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La Toscana riparte da geotermia e cultura per l’autonomia differenziata

Giani: «È giusto che per noi sia prevista una specificità nelle competenze che ci vengono attribuite e nella possibilità di governare quella particolare materia»

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Giani: «È giusto che per noi sia prevista una specificità nelle competenze che ci vengono attribuite e nella possibilità di governare quella particolare materia»


Cultura ed energia, in particolare geotermica, sono alla base della richiesta di autonomia differenziata articolata dalla Regione Toscana in seno alla riforma che sta nuovamente prendendo forma a livello nazionale.

L’attuazione dell’autonomia differenziata introdotta dalla Costituzione e meglio delineata dalla riforma titolo V del 2001 non è mai stata attuata, ma a 22 anni di distanza il tema sta tornando alla ribalta dei tavoli istituzionali.

Nei giorni scorsi il ministro il ministro degli Affari Regionali e dell’Autonomia, Roberto Calderoli, ha portato però una nuova bozza di provvedimento nel merito in Conferenza delle Regioni, trovando un’apertura al dialogo dalla maggioranza dei governatori, compreso il presidente della Regione Toscana.

«Occorre attuare l’articolo 5 della Costituzione e concedere alla Toscana l’autonomia differenziata – dichiara Eugenio Giani – Chiediamo lo si faccia in due materie, i beni e il patrimonio culturale e l’energia geotermica, in cui abbiamo due patrimoni davvero unici ed indubbie competenze e capacità».

Un perimetro limitato dunque, rispetto a quello potenziale: l’art 116 della Costituzione stabilisce che la partita dell’autonomia differenziata si gioca sulle oltre 20 materie a legislazione concorrente tra Stato e Regioni più un’altra manciata a competenza esclusiva dello Stato, come la tutela ambientale. Cultura e geotermia, però, per la Regione Toscana non sono due materie come le altre.

Nonostante l’enorme potenziale disponibile lungo lo Stivale e specialmente nelle aree peritirreniche, solo in Toscana – dove le tecnologie geotermiche sono nate per la prima volta al mondo oltre due secoli fa – sono ad oggi attive centrali geotermoelettriche, che coltivano il calore rinnovabile della Terra per produrre già oggi un ammontare di elettricità equivalente ad oltre il 30% del fabbisogno regionale (anche se si tratta di energia immessa nella rete elettrica nazionale), oltre a teleriscaldare 9 Comuni sede d’impianto.

La geotermia è sempre stata protagonista delle richieste di autonomia differenziata avanzate dalla Toscana, da quelle avanzate dall’ex governatore Enrico Rossi nel 2018 fino a quelle fatte proprie da Giani già nel 2019, che è tornato sul tema anche la scorsa primavera: «Serve un meccanismo che dia più royalties. Le imprese e i cittadini debbono poter usufruire di una riduzione del costo dell’energia. Le concessioni attuali della geotermia scadono nel 2024, Enel vorrebbe una proroga in cambio di tanti investimenti ed è importante contrattare per il territorio dell’Amiata, che ha bisogno di sviluppo, penso alla strada del Cipressino. Ma occorre un meccanismo nazionale diverso, di autonomia e incentivi: se una regione produce tanta energia rinnovabile, più della media italiana, e fa nuovi impianti, deve avere vantaggi».

Una posizione analoga, per altre fonti energetiche, a quella assunta in Conferenza delle Regioni dal presidente della Calabria, Vincenzo Occhiuto: «La mia regione, ad esempio, produce molta più energia di quella che consuma ma i miei cittadini pagano le bollette come quelli del Veneto. Ci sono materie che possono essere oggetto di autonomia differenziata e creare potenzialmente ricchezza anche nelle regioni del Sud».

Simili aperture in merito all’autonomia differenziata sono già state avanzate da molti governatori, pur con le discriminanti del caso. Su tutti la necessità di definire in via preliminare i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) oltre ai relativi fabbisogni e costi standard, valutando l’attuale riparto delle risorse statali alle Regioni per raggiungere i correttivi necessari al fine di allineare progressivamente le diverse situazioni territoriali.

«Credo che l’autonomia differenziata – conclude nel merito Giani – vada letta non come un problema di risorse da dividere tra nord e sud Italia creando squilibri, piuttosto dobbiamo leggerla come l’Italia che, attraverso l’autonomia differenziata, dà ad alcune Regioni, e in quelle materie in cui hanno la maggiore competenza, in Toscana i beni culturali e l’energia geotermica, che in Italia abbiamo soltanto noi, è giusto che per noi sia prevista una specificità nelle competenze che ci vengono attribuite e nella possibilità di governare quella particolare materia».