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IRENA e ILO, nel mondo ci sono 96mila posti di lavoro geotermici

«Il potenziale delle energie rinnovabili di generare lavoro dignitoso è una chiara indicazione che non dobbiamo scegliere tra sostenibilità ambientale da un lato e creazione di occupazione dall'altro»

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«Il potenziale delle energie rinnovabili di generare lavoro dignitoso è una chiara indicazione che non dobbiamo scegliere tra sostenibilità ambientale da un lato e creazione di occupazione dall’altro»


I posti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili a livello mondiale hanno raggiunto quota 12 milioni nel 2020, in aumento rispetto agli 11,5 milioni del 2019, secondo quanto dichiarato nell’ottava edizione di Renewable Energy and Jobs: Annual Review 2021, un rapporto pubblicato dall’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA) in collaborazione con l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO).

«La capacità delle energie rinnovabili di creare posti di lavoro e di raggiungere gli obiettivi climatici è fuori dubbio – spiega Francesco la Camera, direttore generale di IRENA – L’unica strada da percorrere è quella di aumentare gli investimenti in una transizione giusta e inclusiva, raccogliendo tutti i benefici socioeconomici lungo la strada».

Il potenziale delle rinnovabili, geotermia compresa, si è mostrato chiaramente anche in un anno particolarmente come il 2020, sebbene le ripercussioni non siano mancate. Il rapporto conferma infatti che il Covid-19 ha causato ritardi e stravolgimenti nella supply chain, con impatti sui posti di lavoro che variano a seconda del Paese e dell’uso finale e tra i diversi segmenti filiera di produzione e distribuzione.

La geotermia, ad esempio, assomma nel 2020 circa 96mila occupati a livello globale, di cui ben 40mila su suolo europeo, entrambi dati che erano leggermente maggiori nel 2019 (rispettivamente 99.400 e 40.600) ma mostrando una buona resilienza di fronte all’impatto della pandemia.

«Il potenziale delle energie rinnovabili di generare lavoro dignitoso è una chiara indicazione che non dobbiamo scegliere tra sostenibilità ambientale da un lato e creazione di occupazione dall’altro. Le due cose possono procedere di pari passo», conclude il direttore generale di ILO, Guy Ryder.