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Con Bio2energy dai rifiuti organici toscani nascono bioidrogeno e fertilizzati

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Un metodo per aumentare la produzione di energia rinnovabile grazie alla gestione di fanghi da depurazione e frazione organica della raccolta differenziata

Fonte: greenreport

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Sono stati presentati oggi i risultati conclusivi del progetto regionale Bio2energy, durante un evento organizzato da Alia spa all’Università di Firenze: nato dagli sforzi congiunti dei ricercatoti dell’Ateneo cittadino, del Polo universitario pratese e del Cnr-Iccom, il progetto punta a produrre biocombustibili e fertilizzanti da rifiuti organici e fanghi di depurazione attraverso un processo di digestione anaerobica.

Si tratta di due frazioni di rifiuti (i primi di derivazione urbana, i secondi rifiuti speciali) già ampie e ulteriormente in incremento, che è necessario poter gestire secondo logica di sostenibilità e prossimità. La frazione organica dei rifiuti rappresenta infatti il 40% del totale della raccolta differenziata, con quasi 500.000 tonnellate/anno, anche se ad oggi gli impianti toscani riescono ad assorbirne solo 350.000 tonnellate, mentre il resto va fuori regione; per quanto riguarda invece i fanghi civili da depurazione la Toscana ne produce invece 110mila tonnellate l’anno, che – ormai da un paio d’anni – vengono inviate tutte al di fuori dei confini regionali.

Come hanno spiegato oggi dall’Università di Firenze, Bio2energy rappresenta un metodo per il «trattamento di rifiuti in grado di produrre biometano e bioidrogeno dalla sinergia tra materiale organico (proveniente dalla raccolta differenziata) e i fanghi di depurazione (provenienti da impianti di depurazione dell’acqua), attraverso un processo – sperimentato nel depuratore comunale di Viareggio – che si definisce di codigestione anaerobica: in assenza di ossigeno, cioè, si ottiene la degradazione del materiale organico e la produzione di biogas». A loro volta, i residui di questo processo possono «essere utilizzati come fertilizzanti naturali per l’agricoltura, potenzialmente utilizzabili in sostituzione dei prodotti chimici convenzionali».

Il progetto, che è stato condotto nell’ambito di un progetto Far Fas e finanziato dalla Regione Toscana con 3 milioni di euro, è stato coordinato da Sea Risorse, in collaborazione con Alia spa e Cavalzani Inox. «Bio2energy, insieme agli altri progetti finanziati sul bando Far Fas 2014 – spiega la vicepresidente della Regione Toscana Monica Barni – è stato frutto di un accordo importante e complesso tra Regione Toscana, Mise e Miur. Il valore di questa linea di finanziamento consiste proprio nel promuovere una fruttuosa collaborazione fra il sistema della ricerca pubblico e privato dando vita a progettualità che propongono soluzioni tecnologiche innovative a problemi reali delle nostre imprese e della collettività. Con Bio2energy ci siamo riusciti, abbiamo creato un volano che ha dato importanti risultati in merito al tema della gestione evoluta del recupero dei rifiuti organici di origine urbana e sperimentato a scala industriale dei sistemi di trattamento innovativi che consentono di parlare del nuovo concetto di bioraffineria anaerobica».

Si tratta del primo progetto regionale che esporta a scala preindustriale questo particolare modello per la gestione dei rifiuti, che si è dimostrato molto promettente. «Certo – precisa comunque l’assessore regionale all’Ambiente, Federica Fratoni – il passaggio da una economia lineare ad una circolare rappresenta un cambiamento profondo per tutto il sistema, anche dal punto di vista culturale. In questo senso è fondamentale promuovere una corretta educazione ambientale per sensibilizzare a modelli di consumo più sostenibili».