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Pisa, entro il 2020 il 57% sul totale dei consumi dalle rinnovabili

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La provincia ha varato il suo Piano energetico che punta sulle “Fer”: geotermia, eolico, solare e biogas

Fonte: greenreport.it

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Al 2020 la provincia di Pisa, prevede un approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili (le cosiddette "Fer": geotermia, eolico, solare e biogas) del 57% sul totale dei consumi nell’intero territorio. E questo grazie anche a un sensibile abbattimento dei fabbisogni, a pratiche di risparmio e razionalizzazione, nella sfera sia pubblica sia privata. Questo obiettivo è stato confermato nel "Piano energetico" (Pep) che è stato recentemente approvato in Consiglio. «L’ottica entro la quale opera il Pep – ha spiegato l’assessore all’ambiente Valter Picchi – è dunque quella dell’individuazione delle linee operative attraverso le quali trovarsi pronti a soddisfare tale fabbisogno; e di farlo, soprattutto, in modo virtuoso e sostenibile».
Attualmente il sistema socioeconomico provinciale consuma annualmente una quantità complessiva di 1.124 KTep (KiloTep): l’1% assorbito dall’agricoltura, il 25% dall’industria, il 26% dai trasporti e il 48% dal settore civile, terziario e residenziale. La porzione coperta da Fer è del 47,6%, apportata in massima parte dalla geotermia (98.3%), poi da biogas e rsu (1.1%), eolico (0.6%) e fotovoltaico (0,1%). Nel 2020, tra 8 anni quindi, si prevede che l’asticella dei consumi si attesti entro una forbice oscillante fra 1.300 e 1.360 KTep. Quindi per centrare l’obiettivo un contributo deve essere dato dalla "spending review energetica", il risparmio, e da un incremento delle Fer. Per ciò che attiene il primo punto, per il settore civile (terziario e residenziale), la Provincia intende testare sul proprio parco edilizio tutta una serie di azioni, tra cui: sostituzione vetri da singoli a doppi; isolamento di sottotetti e (con termo intonaco) di pareti perimetrali esterne; sostituzione delle caldaie attuali con altre ad alto rendimento; aumento del numero di elementi radianti per stanza, onde un migliore riscaldamento senza sostituzione di caldaia.
Altre iniziative possibili riguarderanno peraltro ambiti diversi, come quello delle auto, per le quali è ipotizzabile la progressiva introduzione di veicoli elettrici in ricambio dei veicoli tradizionali a fine vita. «La potenzialità delle soluzioni volte al risparmio – ha aggiunto  Picchi – è calcolata in 161,5 KTep». Per quanto attiene l’altro pilastro del Piano energetico, cioè l’incremento delle Fer, rimane confermato il contributo della geotermia (614 KTep), mentre per le altre voci, il potenziale atteso complessivamente è 134,1 KTep (74,5 nella produzione elettrica e 59,6 in quella termica). Nello specifico: per l’eolico saranno realizzati 10 parchi per un obiettivo minimo di 100 MW (Megawatt); di essi, ne sono già in funzione 23 MW. Per il mini-eolico saranno installati impianti per un totale di almeno 15 MW complessivi. Sul fronte del solare fotovoltaico si auspica di raggiungere una potenza installata di almeno 70 MW (al momento siamo a quota 20 MW), attraverso montaggio di pannelli sul 20% degli edifici residenziali, sul 50% delle strutture turistiche e sugli edifici ad uso pubblico della provincia. Per il solare termico è previsto il raggiungimento di un contributo, dai soli impianti di collocazione residenziale, di circa 5,46 KTep, attraverso installazione di pannelli sul 20% degli edifici residenziali e sul 50% delle strutture turistiche della provincia.
Infine per la biomassa e biogas è previsto il raggiungimento di una potenza installata di 20 MW per la produzione di energia elettrica e calore da destinare ad attività con alto numero di ore di utilizzazione (oggi siamo a quota 4.5 MW) e il raggiungimento di un contributo di circa 36,4 KTep per impianti di riscaldamento.
«Importante sottolineare che puntare a un regime di basso impatto ambientale sarà per noi non uno slogan, ma un aspetto fondamentale dell’agire. Per chiarezza, ad esempio, le installazioni fotovoltaiche avverranno su spazi residuali, non già impiegati ad altri fini; e ugualmente per gli impianti a biomasse si opterà per aree agricole marginali, non utilizzate o degradate» ha concluso Picchi.