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La Geotermia in Toscana: alcuni approfondimenti

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Fonte: DALLA REDAZIONE

Autore: DALLA REDAZIONE

Intervista al Prof. Marino Martini, docente di Geochimica e Vulcanologia all’Università di Firenze

Professor Martini, normalmente si tende a porre la geotermia all’interno delle FER (Fonti Energetiche Rinnovabili): è davvero così? Non è che una volta estratto il vapore si rischia di raffreddare le rocce e quindi, in un certo senso, di spegnere la geotermia?
Se le condizioni rilevate durante l’esplorazione e le prove di portata consigliano lo sfruttamento geotermico, siamo in condizione FER. Il volume estratto non deve infatti eccedere le possibilità di ricarica, e non si rischia l’esaurimento della risorsa.

Sempre tendenzialmente si tende a riconoscere lo status di “energia pulita” alla geotermia, ma è davvero così? Alcuni sostengono che una centrale geotermica produca più CO2 di una centrale a turbogas e che i gas contenuti nei fluidi geotermici siano pericolosi,  Lei come la pensa?
I fluidi profondi a temperatura elevata e sotto pressione, trovandosi allo stato liquido e  restando a lungo contatto con le rocce, si caricano di metalli pesanti potenzialmente inquinanti in ambiente superficiale. Quando la perforazione raggiunge l’orizzonte produttivo, il conseguente abbassamento di pressione produce vaporizzazione ed il vapore che viene immesso nel circuito delle turbine trascina con sé specie chimiche che devono essere eliminate dagli impianti di abbattimento. Se tutto funziona, l’energia geotermica può considerarsi pulita.

E’ possibile che lo sfruttamento della risorsa geotermica possa causare impoverimento delle falde acquifere superficiali? Se si, in quali casi?
Lo sfruttamento geotermico non coinvolge le falde acquifere superficiali.

Nelle aree geotermiche prima dello sfruttamento della risorsa a fini energetici era presente una gran quantità di manifestazioni naturali che si sono progressivamente ridotte con le perforazioni, da quello che mi risulta i fluidi emessi da queste manifestazioni erano gli stessi che oggi escono dai pozzi, infatti tra i prodotti raccolti in antichità c’erano tra l’altro  lo zolfo e vari solfati che venivano anche prodotti artificialmente esponendo ferro e rame all’azione dell’idrogeno solforato che usciva dalle fratture del terreno; nella zona dell’Amiata grazie alla circolazione di questi fluidi si sono prodotte le mineralizzazioni a mercurio. Sarebbe possibile valutare la quantità di gas immessi in atmosfera da queste manifestazioni naturali?
Le mineralizzazioni mercurifere si sono prodotte a profondità e temperature eccedenti i sistemi geotermici.
Tracce di componenti acquisiti dai fluidi geotermici in equilibrio con le formazioni geologiche in seno alle quali hanno circolato, possono raggiungere la superficie attraverso le cosiddette “vie di fuga”, che sono fratture di limitata estensione attraverso le quali i fluidi profondi sotto pressione  tendono a risalire spontaneamente. Nei tempi precedenti lo sfruttamento geotermico, i fluidi in risalita potevano raccogliersi in depressioni superficiali, tipo “lagoni”, dando possibilità di ricavare specie minerali di qualche utilità ma di limitata estensione.

Un’ultima domanda:è  lecito pensare che tale tipo di manifestazioni naturali, qualora venisse sospeso lo sfruttamento della geotermia ritornerebbero attive? 
Nel caso della cessazione delle attività geotermiche è presumibile che il fenomeno possa riprodursi, seppure a livelli non interessanti dal punto di vista economico.