Home Geotermia News Il Piano della Transizione Energetica della Regione Toscana «punterà molto sulla geotermia»

Il Piano della Transizione Energetica della Regione Toscana «punterà molto sulla geotermia»

Monni: «Darà uno sguardo integrato a tutte le politiche che potranno avere effetti di mitigazione e contrasto ai cambiamenti climatici»

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Monni: «Darà uno sguardo integrato a tutte le politiche che potranno avere effetti di mitigazione e contrasto ai cambiamenti climatici»


La crisi climatica continua a correre più rapidamente in Toscana rispetto alla media globale, come mostrano i nuovi dati presentati in Regione Toscana dal LAMMA, il consorzio nato proprio per iniziativa di Regione e CNR.

Il 2022 è stato l’anno più caldo mai registrato a livello locale e nazionale: si parla di +1,3°C rispetto all’attuale trentennio climatologico di riferimento (1961-1990), ma basta guardare al trentennio precedente (1961-1990) per arrivare a +2,2°C.

Per dirla con le parole del direttore del LAMMA, Bernardo Gozzini, «è evidente che il quadro climatico della nostra regione sta rapidamente cambiando ed è sempre più urgente che si delineino adeguati Piani di adattamento, anche a livello locale», mentre a livello nazionale il Piano ha appena ripreso il suo iter dopo cinque anni di attesa.

Mentre sul fronte della mitigazione, che impone una rapida diminuzione nelle emissioni di gas serra, che fare?

«Come Regione stiamo lavorando al Piano della Transizione Ecologica, che darà uno sguardo integrato a tutte le politiche che potranno avere effetti di mitigazione e contrasto ai cambiamenti climatici – spiega l’assessora Monni – Punterà molto sulla geotermia, risorsa rinnovabile che già oggi produce il 35% dell’energia elettrica utilizzata in Toscana, che potrà esser potenziata e rappresentare l’elemento forte di un mix energetico che vedrà anche lo sviluppo dell’eolico di piccole dimensioni (con un limite massimo di 7 aerogeneratori) e sul fotovoltaico. Stiamo scrivendo una legge con molte semplificazioni, che potrà dare una forte spinta in questa direzione. E naturalmente stiamo lavorando molto sul tema delle comunità energetiche, che tiene insieme il tema della giustizia climatica con quello della giustizia sociale: avremo a disposizione per questo 50 milioni di euro di fondi del PNRR per i Comuni sotto i 5.000 abitanti ed altri 20 milioni li metteremo a disposizione dai fondi Por per i Comuni sopra i 5.000 abitanti».

Riguardo alla geotermia è utile ricordare i recenti studi condotti nell’ambito del progetto Deep Carbon – cui hanno partecipato esperti Enel e RINA Consulting, oltre a ricercatori di CNR, Università di Pisa, Politecnico di Milano, La Sapienza –, presentati prima a  Larderello e poi due volte a Roma, documentando che in Toscana la CO2eq rilasciata dalle centrali geotermiche è sostitutiva delle invisibili emissioni naturali dal suolo.

In quest’ottica la CO2 geotermica non va dunque a gravare ulteriormente sulla crisi climatica, ma fa parte del naturale ciclo del carbonio, un po’ come quella legata alla combustione di biomasse o alla CO2 (circa 1 kg) che ogni essere umano espira ogni giorno.

Al contrario, come certifica anche la massima autorità scientifica al mondo sul cambiamento climatico (IPCC), la geotermia è una risorsa rinnovabile che rappresenta un utile strumento a contrasto della crisi climatica.

Grazie al suo contributo, il centro Italia ha la produzione di elettricità con la più bassa impronta di carbonio del Paese.

Ma i margini per migliorare sono ancora moltissimi: in Toscana la potenza installata può almeno raddoppiare, mentre a livello nazionale le risorse geotermiche teoricamente accessibili entro i 5 Km di profondità sarebbero sufficienti a soddisfare il quintuplo dell’intero fabbisogno energetico italiano.