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Geotermia: UE, la geotermia tra le rinnovabili a più bassa impronta idrica

Il Centro comune di ricerca della Commissione Europea avverte che «la scarsità d’acqua si farà sentire in tutta Europa, colpendo almeno 90 milioni di europei», ed è necessario avviare un’efficace gestione congiunta delle risorse idriche ed energetiche

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Il Centro comune di ricerca della Commissione Europea avverte che «la scarsità d’acqua si farà sentire in tutta Europa, colpendo almeno 90 milioni di europei», ed è necessario avviare un’efficace gestione congiunta delle risorse idriche ed energetiche


La geotermia, insieme all’energia solare, eolica e agli impianti idroelettrici ad acqua fluente, rappresenta una fonte rinnovabile particolarmente preziosa in un’Europa sempre più assetata a causa dei cambiamenti climatici, grazie alla bassa impronta idrica – ovvero al volume totale di acqua dolce per produrre un’unità di energia – che la caratterizza.

Un dato essenziale per un’efficiente gestione dell’energia e dell’acqua, come sottolinea il Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione Europea all’interno del rapporto Water – Energy Nexus in Europe.

«L’industria energetica dipende fortemente dalla disponibilità di acqua, ma anche il settore idrico dipende da quello energetico per essere in grado di raccogliere, pompare, trattare e dissalare l’acqua – spiega Davide Magagna, uno degli autori dello studio – Fino a poco tempo fa il forte legame tra i settori dell’acqua e dell’energia non era considerato un problema importante, ma con l’aumento delle temperature sta rapidamente diventando un fattore critico. Anche se stiamo utilizzando sempre più energie rinnovabili persino alcune di queste fonti richiedono molta acqua, ma le nostre risorse di acqua dolce sono limitate e vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici».

I numeri messi in fila dal JRC mostrano che il sistema energetico UE richiede ad oggi 74 miliardi di metri cubi l’anno di acqua dolce, simile al fabbisogno idrico dell’agricoltura, e la cronaca mostra come questo sia un costo che già oggi è sempre più difficile da pagare.

Ad esempio a luglio, che si è rivelato il mese più caldo mai registrato, l’attività di diverse centrali nucleari è stata temporaneamente limitata o interrotta a causa delle elevate temperature raggiunte dall’acqua dei fiumi e laghi circostanti (e utilizzata all’interno degli impianti); anche la produzione di energia idroelettrica è risultata in calo dalla Francia ai Balcani, dalla Spagna alla Scandinavia, un fenomeno vistoso anche nell’Italia del 2017.

Sono le avvisaglie di una potenziale crisi alle porte: a dove fronteggiare una riduzione della disponibilità idrica saranno sicuramente i Paesi dell’Europa meridionale – e in particolare Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, Malta, Italia e Turchia – ma il JRC mostra chiaramente che entro appena 30 anni livelli critici di stress idrico si verificheranno non solo lungo il Mediterraneo ma anche in aree localizzate in Francia, Germania, Ungheria, Nord Italia, Romania e Bulgaria.

«La scarsità d’acqua si farà sentire in tutta Europa, colpendo almeno 90 milioni di europei – argomenta Giovanni Bidoglio, un altro autore dello studio – Le nostre valutazioni indicano che ci saranno più inondazioni e siccità, temperature dell’acqua più alte e cambiamenti nei modelli stagionali dei flussi fluviali. Questi eventi avranno un impatto sia sul raffreddamento delle centrali elettriche sia sulla generazione di energia idroelettrica».

Per potervi far fronte prima che arrivi il tempo dell’emergenza è necessario mettere in campo da subito azioni incisive: per questo dal JRC suggeriscono l’introduzione di criteri come l’impronta idrica nelle politiche energetiche, e più in generale la gestione congiunta delle risorse idriche ed energetiche.

Una dinamica che si ripercuote anche sulle opzioni tecnologiche valutate come più adeguate ad affrontare la sfida. Se accelerare il passaggio dal carbone e dal nucleare alle energie rinnovabili è uno dei pilastri, è necessario anche preferire quando possibile forme di energia rinnovabile che non richiedono molta acqua: «Man mano che l’acqua diventa più scarsa, gli strumenti politici utilizzati per sostenere le fonti di energia rinnovabile dovrebbero tenere conto dell’impronta idrica delle varie tecnologie – argomentano dal Jrc all’interno del rapporto – L’impronta idrica per un’unità di energia solare, geotermica, eolica e idroelettrica ad acqua fluente è bassa, mentre è maggiore per i biocarburanti, il legno e le centrali idroelettriche a bacino».