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Geotermia: Il ruolo nelle reti di teleriscaldamento italiane, visto dal GSE

Reti di questo tipo sono presenti anche in Emilia Romagna e Veneto, ma è in Toscana dove l’impiego è più marcato. Con vantaggi ambientali ed economici

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Reti di questo tipo sono presenti anche in Emilia Romagna e Veneto, ma è in Toscana dove l’impiego è più marcato. Con vantaggi ambientali ed economici


Le reti di teleriscaldamento rappresentano uno strumento particolarmente efficiente per soddisfare le esigenze di climatizzazione degli edifici, sia dal punto di economico sia da quello ambientale, soprattutto quando l’energia impiegata per alimentarle è rinnovabile come nel caso della geotermia.

Questi sistema di trasporto dell’energia termica da una (o più) centrali ai singoli luoghi di consumo permettono infatti di abbattere l’inquinamento atmosferico, eliminare i costi d’acquisto della caldaia e ridurre quelli di manutenzione, e tagliare il costo finale del calore rispetto a quello di qualunque altro vettore energetico commerciale oggi disponibile sul mercato.

Come testimonia il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) nel nuovo rapporto Teleriscaldamento e teleraffrescamento in Italia, ad oggi (o meglio a fine 2017, quando si fermano i più aggiornati dati disponibili) sono 300 i sistemi in esercizio, diffusi in 240 Comuni (soprattutto nelle regioni settentrionali del Paese) per un’estensione complessiva delle reti di 4.600 km e oltre 9 GW di potenza termica installata; considerando il solo settore residenziale, il teleriscaldamento soddisfa oggi circa il 2% della domanda complessiva di prodotti energetici per riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria del Paese.

La maggior parte degli impianti a servizio delle reti (84% della potenza) è alimentata però da fonti fossili, mentre solo per il restante 16% lo è fonti rinnovabili e rifiuti; tra le energie rinnovabili, le biomasse e la geotermia ricoprono sicuramente un ruolo da protagoniste, con quest’ultima impiegata nelle reti di teleriscaldamento presenti in Toscana, Emilia Romagna e Veneto.

Lombardia ed Emilia Romagna evidenziano un elevato uso di rifiuti in termini percentuali sul mix energetico che alimenta le reti di teleriscaldamento, mentre nei territori comunali del Trentino Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia la fonte energetica principale è la biomassa solida.

Ma è nella nostra Regione che l’apporto fornito dalle risorse geotermiche è già oggi determinante: «La Toscana – sottolinea al proposito il GSE – si differenzia dal resto delle regioni per un elevato uso di fonte geotermica per alimentare le reti di teleriscaldamento».

In Toscana  reti di teleriscaldamento geotermico sono infatti già presenti nei Comuni di Castelnuovo Val di Cecina (PI), Chiusdino (SI), Monterotondo Marittimo (GR), Monteverdi Marittimo (PI), Montieri (GR), Pomarance (PI), Radicondoli (SI) e Santa Fiora (GR), con i lavori di realizzazione che stanno proseguendo anche a Piancastagnaio (SI).

Guardando ai dati 2017 si tratta complessivamente di una potenza installata pari a circa 107 Mwt, con un risparmio annuo di quasi 27.000 Tep (tonnellate equivalenti di petrolio, ndr) e una mancata emissione di CO2 di oltre 58.000 tonnellate.


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