Home Cosvig Così nasce un’industria (ecologica)

Così nasce un’industria (ecologica)

566
0
CONDIVIDI
«Nel 1993 eravamo un’impresa edile specializzata in lavori pubblici: dopo dieci anni ci siamo resi conto che non avevamo un futuro e ci siamo guardati intorno, cercando un’idea innovativa».

Fonte: Il Sole 24 Ore

Autore: Laura La Posta ed Eleonora Della Ratta

Così Salvatore Moncada, amministratore delegato del Moncada energy
group racconta come l’azienda siciliana è passata dall’ingegneria
civile alla produzione di energia rinnovabile. «Abbiamo sfruttato le
nostre competenze ingegneristiche per creare impianti eolici, poi è
stata la volta dei pannelli solari e ora abbiamo realizzato tre
impianti a biomasse – racconta –: le rinnovabili costituiscono la metà
del nostro fatturato. E siamo salvi. Non solo: entro un anno prevediamo
di passare da 220 a 500 dipendenti e da 70 a 200 milioni di fatturato».
Prossima tappa? La realizzazione di un impianto fotovoltaico su un
terreno acquistato… negli Stati Uniti. Da Agrigento al California
dreamin’.
Il boom delle energie rinnovabili, fotografato dal Gestore dei
servizi elettrici (si vedano i dorsi regionali del Sole 24 Ore del
primo luglio), si sta rivelando la via d’uscita dalla crisi per questa
e per molte altre imprese. La molla è stata il Conto energia,
l’incentivo con cui il Gse (cioè, lo Stato in ultima analisi) paga
l’energia prodotta dai privati a quasi il triplo rispetto al prezzo
medio del mercato, per vent’anni dall’investimento. A questo si
aggiunge lo scambio sul posto, che permette, sostanzialmente, di non
pagare le bollette.
Gli incentivi per le auto meno inquinanti e lo spuntare di offerte
bancarie di finanziamenti ad hoc stanno facendo il resto. La crisi,
infine, sta accelerando un processo inevitabile per molte aziende
attive in business recessivi: il necessario turnaround per mantenersi
in vita viene declinato da molti in un’ottica verde.
Lo conferma
Aldo Fumagalli Romario, presidente della Commissione Sviluppo
sostenibile di Confindustria. «La sfida climatica che spinge alla
riduzione delle emissioni di CO2 sta rappresentando un’occasione di
sviluppo tecnologico e di nuova imprenditorialità – spiega –. Pensiamo
ai grandi progetti di Ccs (cattura e sequestro di CO2), allo sviluppo
di tecnologie a basso impatto nei trasporti, agli ingenti programmi di
sostegno per l’eolico, il fotovoltaico e il solare termico».
Gli fa eco Sandro Bonomi, presidente Anima (la federazione
dell’industria meccanica): «Le imprese italiane sanno innovarsi e
adattare il proprio know-how alle nuove sfide e lo sviluppo futuro è
rappresentato proprio dalle energie rinnovabili – sottolinea –:
l’industria meccanica sta investendo in ricerca, per creare un’intera
filiera che lavori nell’ambito della green economy». Dalla meccanica
pura, molte piccole e medie imprese stanno svoltando verso le energie
rinnovabili, dalla progettazione degli impianti alla produzione: «Gli
incentivi sono importanti per due aspetti – spiega Bonomi –, da un lato
agevolano la ripresa di un settore che prova a uscire dalla crisi più
competitivo di prima, dall’altra facilitano il rispetto di normative
europee che l’Italia non può ignorare».
Quelle di Fumagalli e Bonomi non sono dichiarazioni programmatiche,
ma la fotografia di quanto si sta verificando in intere aree del paese.
Come la cosiddetta Etna valley, il distretto hi-tech orgogliosamente
nato attorno alla St Microelectronics di Catania e ora in ansia per le
misure di cassa integrazione varate e poi ridimensionate. «Molte
aziende hanno cominciato a seguire il filone delle energie rinnovabili
– conferma Salvo Raffa, presidente del distretto e della sezione
hi-tech di Confindustria Catania –: quelle non più competitive nel
settore meccanico hanno impegnato la propria esperienza e tecnologia
nel fotovoltaico, ma anche in altri ambiti come il recupero dei vettori
energetici da produzione industriale o la produzione di idrogeno da
lavorazione di semiconduttori».
Dal Trentino alla Sicilia si trovano ovunque storie di eco-imprese
interessanti o di turnaround verdi. Come quelle della Pramac di Casole
d’Elsa (Siena), che dai gruppi elettrogeni e dai macchinari per la
logistica è passata ai moduli fotovoltaici hi-tech (18 milioni di
fatturato aggiuntivi previsti quest’anno). Storie vincenti come quella
della Solsonica, la società di Cittaducale (Rieti) del gruppo Eems:
pannelli fotovoltaici da esportazione per un business incrementale di
20 milioni (si veda lo Speciale Nuove energie su www.ilsole24ore.com).
Chissà
se il futurologo Alvin Toffler, ormai 81enne, chiamerebbe questa
rivoluzione la Quarta ondata: dalla società post-industriale da lui
preconizzata nel bestseller del 1980 The third wave stiamo forse
passando a una società eco-industriale di nuovo tipo, difficile da
inquadrare. La foto del nuovo settore è mossa o sfocata: sulla base
occupazionale creata c’è guerra di stime. A livello prudenziale, si
parla di 55mila occupati (si veda l’articolo a pag. 5). Di fatto, c’è
un Far West di regole, modelli di business, start-up non rilevate,
turnaround non dichiarati. E scarsa consapevolezza del fatto che sta
nascendo un comparto industriale.
Come fare a orientarsi? «Follow
the money», consigliava Gola profonda al cronista Bob Woodward, come
immortalato nell’indimenticabile film «Tutti gli uomini del
presidente». E il fiume di soldi che si sta muovendo porta dritto a un
simbolico edificio con su scritto Green business community. Con un
fiocco verde sulla porta.