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CNR, i serbatoi geotermici italiani sono particolarmente ricchi di litio

Dini: «Individuate due fasce molto promettenti per il ritrovamento di litio in fluidi confinati in reservoir profondi»

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Dini: «Individuate due fasce molto promettenti per il ritrovamento di litio in fluidi confinati in reservoir profondi»


Il litio è ad oggi un metallo essenziale per l’accumulo energetico, rappresentando la chiave di volta per la mobilità elettrica ma anche uno strumento sempre più importante per fornire importanti servizi per la flessibilità, la stabilità e la sicurezza della rete elettrica nazionale.

Si stima che il fabbisogno europeo di litio crescerà nel giro di pochi anni del 3.535%, ma il problema è che ad oggi l’Europa produce solo il 3% delle batterie.

Al contrario, la Cina detiene circa il 10% delle risorse mondiali di litio ma soprattutto controlla direttamente o indirettamente una buona parte delle miniere mondiali, dominando al contempo la raffinazione del metallo e la produzione di batterie.

«Alla luce di questo contesto internazionale è chiaro che l’Italia, seguendo le indicazioni europee, dovrebbe provare a smarcarsi dal dominio cinese cercando sul proprio territorio risorse da estrarre con tecnologie a basso impatto ambientale», spiega il ricercatore del CNR Andrea Dini, intervenendo nell’ambito degli Stati Generali della Geotermia svoltisi a Roma, in quanto l’estrazione di litio geotermico rappresenta un’opportunità particolarmente interessante per il nostro Paese.

«I depositi convenzionali di litio in Italia sono limitati ad alcune pegmatiti dell’arco alpino (Alto Adige) e dell’Isola d’Elba (Toscana) che, per la loro ubicazione in contesti ad alto valore naturalistico, difficilmente potranno dar luogo ad attività minerarie. Ben diverso – argomenta Dini – è invece il potenziale per il litio in giacimenti non convenzionali. Un recente review scientifico ha individuato due fasce molto promettenti per il ritrovamento di litio in fluidi confinati in reservoir profondi. La prima fascia comprende le zone vulcanico-geotermiche peritirreniche (Toscana-Lazio-Campania) dove in passato sono stati intercettati fluidi ad alta entalpia con concentrazioni di litio fino a 480 mg/l. La seconda fascia occupa la zona al fronte della catena appenninica (da Alessandria a Pescara) dove sono presenti giacimenti di idrocarburi oltre ad alcune manifestazioni termali di bassa entalpia con contenuti in litio fino a 370 mg/l».

Per avere un’idea più precisa delle potenzialità legate al litio geotermico italiano, basti osservare che tali valori sono «circa il doppio di quelli riscontrati nelle salamoie del campo geotermico californiano di Salton Sea, considerato dagli statunitensi come la fonte che permetterà agli Usa di raggiungere l’indipendenza dai mercati esteri del litio».

La filiera del litio geotermico italiano resta però ancora tutta da sviluppare: «La Regione Lazio ha recentemente attribuito tre permessi di ricerca (Cesano, Campagnano e Galeria) per il possibile sfruttamento del litio in fluidi geotermici. C’è bisogno di un approccio integrato che leghi in modo sinergico: la ricerca scientifica (modello geologico-petrologico-geochimico concettuale dei reservoirs), la ricerca industriale (sviluppo di metodi di Direct Lithium Extraction) e l’esplorazione mineraria nel contesto di una nuova strategia mineraria nazionale (individuazione della risorsa, valutazione della sostenibilità ambientale e promozione della accettazione sociale)», conclude Dini.