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Agricoltura ed energie rinnovabili: Legambiente presenta le sue regole per una buona integrazione

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Domani  a Firenze, presso la Sala delle Collezioni di palazzo Bastogi (Via Cavour, ore 15) si terrà il seminario organizzato da Legambiente  “Agricoltura ed energie rinnovabili- Regole per una buona integrazione”, durante il quale l’associazione ambientalista presenterà  le sue proposte.

Fonte: Greenreport

Autore: Greenreport

Dopo l’approvazione da parte del Governo delle linee guida nazionali, a breve le Regioni (entro gennaio 2011), ai sensi del Decreto legislativo 387/2003, dovranno fissare le proprie regole relative alla diffusione di impianti per le energie rinnovabili nel loro territorio in modo da garantire trasparenza e efficacia delle procedure di realizzazione degli impianti e di tutela del paesaggio. 

«Uno studio dell’agenzia McKenzie ci dice che entro il 2050 la politica energetica dell’Unione europea può basarsi interamente sulle energie rinnovabili e la regione Toscana questo obiettivo può raggiungerlo in tempi ancor più brevi – ha dichiarato Piero Baronti, presidente di Legambiente Toscana – Per andare in questa direzione Legambiente ritiene che occorre costruire un confronto ampio che permetta all’Italia di raggiungere gli obiettivi vincolanti al 2020 stabiliti nell’ambito della Direttiva europea 2009/282. Innescare una diffusa riqualificazione energetica del patrimonio edilizio e creare le condizioni per cui gli impianti diventino una opportunità per bonificare e recuperare zone marginali o dismesse, oltre che di una green economy che sia capace di dare risposta ai problemi dell’edilizia, della qualità urbana, dell’agricoltura, delle piccole e medie imprese. Le linee guida regionali ci aiuteranno a fare chiarezza sull’ubicazione degli impianti e a procedere celermente per lo sviluppo di tutte le fonti da energie rinnovabili».

Legambiente poi entra nel merito delle questioni su cui è acceso il dibattito nazionale, accennando i temi che saranno trattati durante il convegno:  «E’ fondamentale che gli impianti fotovoltaici vengano installati in primo luogo sui tetti delle abitazioni, nei capannoni industriali e agricoli, nelle aree degradate e bonificate (come ex cave) e non utilizzate per scopi industriali, dando la priorità alla sostituzione dei tetti in eternit con impianti fotovoltaici. – ha dichiarato Angelo Gentili, responsabile nazionale centro sviluppo rinnovabili di Grosseto – Bisogna inoltre favorire piccoli impianti fino a 200 kilowatt per lo scambio sul posto e fino a un megawatt come attività connessa a quella agricola in un momento di grave crisi in questo settore in modo da diventare strategici per permettere la sopravvivenza di molte aziende agricole. Una parte di impianti a terra potrà occupare siti marginali e di scarso valore agricolo ma con un limite dell’1% del territorio complessivo comunale – ha continuato Gentili- Per quanto riguarda impianti a terra vanno favoriti nello specifico quelli che consentono una buona integrazione con la coltivazione dei terreni e il mantenimento dei prati e dei pascoli. Non ha invece senso usare grandi impianti fotovoltaici che occupano terreno agricolo in aree che dovrebbero invece essere destinate alla coltivazione dei campi. Per Legambiente necessita un confronto con tutte le sovrintendenze della Toscana che a oggi spesso risultano essere tra i soggetti che invece di favorire il fotovoltaico sui tetti per ragioni estetiche lo ostacolano e creare un percorso istituzionale tra Regione, province e comuni per incrementare il fotovoltaico nelle aree degradate, dismesse e bonificate» ha concluso Gentili.

Altro motivo di tensioni sul territorio è rappresentato dagli impianti a biomasse.  «Noi siamo per i piccoli impianti della filiera corta entro un raggio di 50 km, quelli che utilizzano gli scarti agricoli e forestali del territorio e colture dedicate allo scopo- ha ripreso Baronti- Diciamo no ai grandi impianti come Alce di Bagni di Lucca, di 48,5 MW termici o come quello dell’Ex Sadam in provincia di Arezzo, o i tre impianti di Livorno che utilizzano tutti olio di palma delle foreste tropicali di cui uno, quello di Montegemoli, già realizzato e altri due in fase di realizzazione all’interno della città, uno al porto e un altro nell’ area ex carbochimica. I grandi impianti hanno bisogno di materiale agroforestale che arriva da molto lontano e per questo sono oggettivamente poco sensati sul piano energetico, ambientale e trasportistico» ha concluso il presidente di Legambiente Toscana.

Per quanto riguarda le biomasse, per Legambiente sono due i criteri da tenere presenti: fissare degli standard di rendimento per gli impianti, in modo da spingere la produzione sia di energia elettrica che di calore e introdurre dei criteri per valutare il ciclo energetico e ambientale delle biomasse, individuando sulla base di un censimento delle risorse locali disponibili, aree vocate a distretti agro-energetici e definendo dei limiti di potenza massima complessiva degli impianti installabili a scala provinciale o a scala di distretto. In Toscana  attualmente, sono stati finanziati con un programma di investimenti, 63 impianti di cui 34 realizzati o in corso di realizzazione. Tra quelli più significativi a livello di potenza termica installata vi sono: Stazzema con 1350 kw, Pescia con 1200 kw, Terranuova Bracciolini con 1500 kw, Ponte al Serchio 1250 kw e Reggello 1044 kw.

Anche per  le altre fonti rinnovabili (geotermico, idroelettrico e eolico)  Legambiente chiede alla Regione di definire un quadro di regole trasparenti per la presentazione e la valutazione dei progetti che rendano possibile lo sviluppo di impianti a seconda dei caratteri del paesaggio. Al seminario del 15 dicembre saranno presenti l’assessore all’Ambiente e all’Energia della Regione Toscana Anna Rita Bramerini e quello all’agricoltura Gianni Salvadori.