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A scuola con la geotermia

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Ad Anzola dell’Emilia, poche settimane fa, è stato inaugurato l’ampliamento della scuola materna Tilde Bolzani. L’aspetto innovativo dell’edificio è costituito dal fatto di essere riscaldato e raffreddato da un impianto geotermico. Per saperne di più di questo progetto, abbiamo intervistato l’architetto Marco Ferrari.

Fonte: Terranauta.it

Autore: Laura Vella

“Gli edifici pubblici dovrebbero essere i primi a sostenere questo
tipo di edilizia, soprattutto una scuola. I bambini imparano e
comprendono la positività di un intervento di questo tipo; vivere in un
ambiente positivo che consuma poco e non violenta la natura aiuta nelle
scelte future. Bisogna educare i bambini attraverso i buoni esempi.”
(Arch. Marco Ferrari)

Sabato
18 aprile ad Anzola dell’Emilia è stato inaugurato l’ampliamento della
scuola materna Tilde Bolzani. L’aspetto innovativo di questo progetto è
invisibile agli occhi. La scuola, infatti, è riscaldata e raffreddata
da un impianto geotermico progettato dall’architetto Marco Ferrari.

Dopo
essere andata a vedere la struttura ed esserne rimasta positivamente
colpita, decido di intervistare l’architetto Ferrari per capire
meglio…

Marco Ferrari, quali criteri ha seguito per la realizzazione di questo progetto?

Due
sono gli elementi fondamentali nell’ambito dell’architettura
sostenibile: il passivo, cioè un edificio ben isolato e costruito con
piccoli accorgimenti essenziali affinché disperda poca energia, e il
geotermico perché è la cosa più naturale e già con le tecnologie che
abbiamo oggi si riesce ad avere un grande risparmio.

Un impianto del genere può essere vantaggioso in tutti i luoghi?

Il
geotermico va bene in quasi tutti i territori, c’è un limite, forse,
per i terreni sabbiosi, dove potrebbe non essere molto vantaggioso, ma
nel 99% dei casi si può fare. La pianura rappresenta un terreno molto
adatto: con le falde e con l’acqua quasi in superficie, è l’ideale!

geotermia
Nel
geotermico l’acqua che viene presa dall’acquedotto e dalle cisterne
viene messa in un tubo di circa 8 cm di diametro che passa nella terra
ad una profondità di 70 – 75 metri

Come funziona l’impianto di riscaldamento e raffreddamento?

È
molto semplice! L’impianto di riscaldamento ha bisogno di acqua e
l’acqua va scaldata. Quando si utilizzano i radiatori questa va
scaldata a 70°- 80°, perciò ci vuole una massa di combustibile molto
forte. Se si usa il riscaldamento a pavimento la temperatura dell’acqua
è molto più bassa 30°- 32° (una volta si facevano i riscaldamenti a
pavimento ma con la stessa temperatura dei radiatori, ovvero 70°, per
questo davano problemi di circolazione!).

Nel geotermico
l’acqua che viene presa dall’acquedotto e dalle cisterne viene messa in
un tubo di circa 8 cm di diametro che passa nella terra ad una
profondità di 70 – 75 metri (ad Anzola sono stati costruiti 8 pozzi),
poi torna in centrale riscaldata di 12°-15°, ovvero la temperatura del
terreno. Per questo processo di discesa e risalita dell’acqua non mi
servo neppure di una pompa ma semplicemente dell’effetto dei vasi
comunicanti. A questo punto devo scaldare l’acqua da una temperatura
già di 15° attraverso una pompa di calore.

Lo stesso
discorso vale, all’inverso, per il raffreddamento. Ho, cioè, un
ambiente raffrescato a 15°. Chiaramente non è l’effetto raffreddante
del condizionatore che deumidifica, tanto che, all’interno della
scuola, ci sono tre deumidificatori, uno per ambiente, che assolvono a
questo compito.

Penso che il geotermico sia un sistema
eccezionale: usando solo dei tubi scambiatori di calore, cioè una
tecnologia che esiste già, permette notevoli risparmi e vantaggi.

L’acqua utilizzata dall’acquedotto è in un circuito chiuso, non c’è dispersione.

Quale accusa potrebbe essere mossa dagli ecologisti contro i sistemi di geotermia?

L’accusa
potrebbe essere che questo sistema può inquinare la falda. Facendo un
pozzo, come un pozzo artesiano, quello che è in superficie può entrare
all’interno del tubo e andare ad inquinare la falda. Contrariamente, se
adotto il sistema superficiale, possibile dove la superficie è ampia,
l’impianto scende solo di un metro e con un sistema a serpentina il
geotermico funziona esattamente nello stesso modo. La temperatura del
terreno a solo un metro di profondità è già di 12°-15°. Purtroppo non è
stato possibile ad Anzola perché l’ambiente circostante è completamente
costruito.

Il geotermico è costoso?

No, assolutamente: viene sfruttato l’impianto normale.

Ad
Anzola la costruzione dei pozzi ha avuto un costo aggiuntivo, ma
nell’arco di tre-quattro anni avremo senz’altro un ritorno economico.

tilde_bolzani
Questo
progetto nasce come una “tenda”, una tettoia, con le pareti aperte sul
giardino, di modo tale che non ci sia discontinuità tra l’interno e
l’esterno

Sono rimasta affascinata dalla struttura esterna
dell’edificio, da come si inserisce accanto alle strutture già
esistenti, sottolineando una propria autonomia ma anche un legame con
ciò che c’è.

Come è stato pensato?

Questo
progetto nasce come una “tenda”, una tettoia, con le pareti aperte sul
giardino, di modo tale che non ci sia discontinuità tra l’interno e
l’esterno. Nella parte centrale, dove c’è il salone comune, le vetrate
si aprono completamente sui giardini. Non c’è confine con l’esterno.

Strutturalmente sono stati impiegati degli accorgimenti per ottimizzare il consumo di energia.

Il
tetto è inclinato perché c’è un tetto verde sopra. Attraverso i
principi dell’edificio passivo abbiamo utilizzato un sistema estensivo
di una pianta carnosa, Sedum, che crea una superficie isolante.
Il rivestimento in legno copre una parete ventilata. Spiego meglio: c’è
un isolamento attaccato alla muratura e poi un’intercapedine d’aria di
modo che d’estate ci sia un “effetto camino” che butti via l’aria
calda, mentre nel periodo invernale faccia un cuscinetto di calore.

Anche l’inclinazione è data dal fatto che il lato più alto è rivolto a sud e il più basso a nord.

Ritiene che questo processo possa essere invasivo nei confronti della terra?

Credo
che sia un prendere dalla natura senza violentarla. È un chiedere alla
terra ciò che essa ha, è un chiedere alla natura il calore, senza
difficoltà. È far emergere qualcosa che esiste. È una penetrazione
positiva, direi. È il sistema più naturale in assoluto. Tutti gli altri
necessitano di una tecnologia molto avanzata.

C’è un rapporto con il genius loci?

Sì,
certo. Proprio attraverso la geotermia mi riconosco nel luogo che ho,
con la sua memoria, con il suo essere luogo. Questo avvicinarsi alla
terra in una zona di campagna della pianura padana, quale è Anzola, è
un richiamo al genius loci, appunto.

Articolo Originale