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Lo stallo della geotermia italiana visto dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV)

«L’incremento nell’uso dell’energia geotermica può essere una scelta vincente per migliorare la qualità della vita delle comunità locali»

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«L’incremento nell’uso dell’energia geotermica può essere una scelta vincente per migliorare la qualità della vita delle comunità locali»


Ad oggi la geotermia soddisfa oltre il 35% del fabbisogno elettrico toscano – la regione dove si concentrano tutte le centrali attive, gestite da Enel Green Power – e il 2% di quello nazionale, ma il potenziale di questa fonte rinnovabile è molto più ampio come spiega l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologica (INGV).

Il calore presente naturalmente nel sottosuolo, che deriva dal decadimento radioattivo degli elementi presenti all’interno del pianeta come dal calore primordiale residuale dalla formazione del pianeta, è presente ovunque ma in alcune aree del Paese rappresenta un vero e proprio tesoro energetico ad alta temperatura.

«Sono le aree lungo il margine peri-tirrenico e corrispondono alle zone dove oggi troviamo sorgenti termali molto suggestive (es. Saturnia, Bagni di San Filippo, Bullicame) e che furono caratterizzate, a partire da centinaia di migliaia di anni fa, da numerosi fenomeni vulcanici, che andando verso sud si manifestano ancora attivamente (es. Vesuvio, Campi Flegrei, Ischia, Etna e Isole Eolie)», spiegano in un recente intervento Carlo Doglioni e Monia Procesi, rispettivamente presidente e ricercatrice INGV.

Ma non è “solo” il quantitativo di energia geotermica a colpire, quanto le sue caratteristiche: si tratta infatti di una fonte di energia rinnovabile ma anche stabile nel tempo, non dipendente da condizioni meteorologiche come nel caso dell’energia eolica e solare, il che la rende particolarmente idonea per fornire importanti servizi per la flessibilità, la stabilità e la sicurezza della rete elettrica nazionale.

«Nello spettro energetico globale, la geotermia non rappresenta la soluzione completa del problema, ma è una delle risorse principali in grado di guidare la transizione e l’autonomia energetica – argomentano Doglioni e Procesi – Il suo contributo può essere sicuramente prezioso per il miglioramento dello status energetico locale, non solo attraverso la produzione di energia elettrica, ma anche attraverso gli usi termici, come il teleriscaldamento-raffrescamento e pompe di calore».

Il problema è che, di fatto, lo sviluppo del comparto nazionale è pressoché fermo: «Nonostante la diffusa estensione, sotto i nostri piedi, di aree molto calde, oggi in Italia si produce energia geotermoelettrica solamente nella regione Toscana dimostrando che non si è riusciti negli anni a diffondere il virtuoso modello toscano anche in altre regioni altrettanto promettenti. Questo rappresenta per i piani energetici nazionali, susseguitisi negli anni, un grande gap evolutivo», particolarmente paradossale in quanto «l’incremento nell’uso dell’energia geotermica può dunque essere una scelta vincente per migliorare la qualità della vita delle comunità locali e per favorire processi virtuosi di economia circolare».

Come tornare dunque a sviluppare in modo sostenibile la produzione di energia da fonte geotermica?

«L’Italia manca da decenni di un serio piano strategico sulle risorse energetiche – concludono Doglioni e Procesi – Sono di conseguenza estremamente necessari, oltre ad investimenti nella ricerca, anche investimenti nell’innovazione tecnologica ed azioni concrete che permettano di armonizzare e ottimizzare gli iter burocratici e la normativa che regolano l’esplorazione e utilizzo delle risorse geotermiche in Italia. Una normativa molto attenta alla tutela delle comunità, del cittadino e della sostenibilità ma troppo spesso farraginosa e poco fluida. Sono inoltre necessarie concrete azioni informative destinate soprattutto alle popolazioni che vivono potenziali territori geotermici, cercando di portare loro benefici diretti che possano supportare le proprie comunità locali, e corrette informazioni necessarie a comprendere il fenomeno e i possibili rischi associati verso i quali, a oggi, si rileva spesso una grandissima confusione nozionistica».