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Quali priorità per lo sviluppo sostenibile della geotermia, secondo il nuovo presidente UGI

Della Vedova: «Non abbiamo incrementato significativamente la produzione, ci sono ampi margini di miglioramento»

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Della Vedova: «Non abbiamo incrementato significativamente la produzione, ci sono ampi margini di miglioramento»


L’Unione Geotermica Italiana (UGI) ha rinnovato i propri vertici durante le scorse settimane, guidati ora da Bruno Della Vedova.

Intervistato da greenreport.it, il neo-presidente ha spiegato le priorità che caratterizzeranno il suo mandato nella valorizzazione dell’energia geotermica, una fonte rinnovabile preziosa per conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile indicati dall’Ue con orizzonte 2030.

Partendo da una consapevolezza: al contrario del resto del mondo, sulla geotermia negli ultimi anni «non abbiamo incrementato significativamente la produzione – sottolinea Della Vedova – Ci sono ampi margini di miglioramento, dato che in Italia le risorse geotermiche sono abbondanti, la tecnologia è di elevato livello e il settore ha enormi potenzialità di sviluppo».

Per questo «bisogna mettere mano alle barriere che hanno impedito finora lo sviluppo del settore» nel nostro Paese.

Per quanto riguarda in particolare la produzione geotermoelettrica, l’obiettivo minimale da raggiungere è quello indicato dal ministero della Transizione Ecologica (MITE) che prevede di realizzare 200 MW geotermici di nuovi impianti al 2030 (fra Enel Green Power e gli altri operatori con progetti autorizzati o in iter autorizzativo): un target « sicuramente poco ambizioso, ma in questi 9 anni fino al 2030 si potranno mettere in cantiere molti più progetti da realizzare immediatamente dopo», spiega Della Vedova.

Esplorando invece le potenzialità legate all’uso diretto del calore geotermico, il presidente UGI osserva che «i sistemi di riscaldamento e raffrescamento che fanno uso di fonti rinnovabili già orientano in altri Paesi europei le scelte urbanistiche e di politica industriale. A nostro avviso, anche in Italia potrebbero guidare la crescita dei settori edilizio e manifatturiero, e soprattutto essere occasione di forte innovazione progettuale, in termini di riqualificazione energetica del nostro vasto (ed unico) patrimonio urbano di valore storico e architettonico».

Se questi sono gli obiettivi, come raggiungerli?

L’Unione Geotermica Italiana suggerisce di muoversi su un doppio binario, a livello nazionale e lavorando su nuovi standard per l’uso sostenibile della risorsa a livello internazionale.

«Per il rilancio della geotermia ritengo cruciale e necessaria – argomenta Della Vedova – la creazione di un’unica Autorità geotermica nazionale, che si occupi della governance e coordinamento del settore, definendo le linee guida e piano strategico di sviluppo, valutazione dei progetti, rilascio dei permessi e delle concessioni, monitoraggio degli impatti; risulta inoltre evidente la necessità di procedere all’armonizzazione e standardizzazione della normativa in materia di geotermia. Al contempo, è necessario concretizzare un sostegno alla filiera industriale geotermica di alto livello, nell’esplorazione, perforazione, realizzazione di impianti (anche in associazione con altre fonti energetiche), innovazione nelle tecnologie di decarbonizzazione, sostenibilità ambientale ed economia circolare».

In altre parole si tratta di mettere in campo una strategia di sviluppo per il comparto geotermico da vincolare a precisi e stringenti criteri di sostenibilità, seguendo cioè una linea operativa che proprio adesso va definendosi a livello internazionale tramite l’elaborazione di un Geothermal sustainability standard e geothermal sustainibility assessment protocol (GSAP), per garantire sia la sostenibilità ambientale sia equi vantaggi per le comunità locali.

«Questo metodo – conclude il presidente UGI – è già stato applicato alla scala di un intero settore industriale come gli impianti idroelettrici. L’International hydropower association (Iha) ha infatti certificato e concordato con un ampio consiglio di governance multistakeholder un protocollo per la valutazione sulla sostenibilità degli impianti per valutarne la performance mediante una matrice di 20 indicatori.

Seguendo questo modello, a Reykjavik durante il WGC2020+1 è stato siglato l’accordo fra Iha e l’International geothermal association (Iga) per procedere insieme alla costruzione di un analogo Standard di sostenibilità per il settore geotermico, che dovrà produrre le linee guida, e il già accennato Geothermal sustainibility assessment protocol (GSAP): ovvero un protocollo che mira a valutare i progetti geotermici in funzione della loro sostenibilità, minimo impatto e compensazione delle comunità locali, durante tutte le fasi di progettazione, realizzazione, operatività e smantellamento degli impianti».