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Poggio Montone: dalla Regione arriva l’ok alla Valutazione d’Impatto Ambientale per la Centrale geotermica

Cosa prevede il progetto di impianto binario avanzato da Sorgenia, e con quali ricadute socioeconomiche sul territorio

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C’è voluto un percorso autorizzativo lungo quasi due anni che ha registrato anche l’invio di osservazione da parte di cittadini e associazioni – oltre al confronto con gli enti locali –, ma adesso la Giunta Regionale della Toscana con la delibera 567 ha dato l’ok alla Valutazione d’Impatto Ambientale (Via) per la centrale geotermica di Poggio Montone proposta da Sorgenia Geothermal.

Un procedimento che ha visto anche la valutazione d’incidenza sui siti della Rete Natura 2000 presenti nell’area, e che subordina il via libera al rispetto di un articolato pacchetto di prescrizioni ambientali cui l’azienda dovrà scrupolosamente attenersi.

Al proposito, dalla Regione valutano che le incidenze rilevabili sui siti della Rete Natura 2000 «sono da considerarsi non significative subordinatamente al rispetto delle specifiche prescrizioni».

L’impianto e le opere connesse ricadono nel Comune di Piancastagnaio (dove è prevista la localizzazione della centrale) e più marginalmente in quello di Santa Fiora (limitatamente alle postazioni di reiniezione e a parte del tracciato tubiero): il progetto prevede la realizzazione di 4 pozzi di produzione e 6 pozzi di reiniezione da realizzare a servizio di una centrale geotermica binaria del tipo Organic Rankine Cycle (ORC), con una potenza netta media immessa in rete nell’arco dell’anno pari a 5 Mwe – un valore che risulta «essere adeguato per l’area in esame permettendo una coltivazione sostenibile nel tempo» – per la produzione di 40.000 MWh elettrici l’anno.

Un impianto, dunque, di natura diversa rispetto alle centrali geotermoelettriche flash gestite da Enel in Toscana.

Secondo i dati comunicati da Sorgenia in ambito di VIA il fluido geotermico che il progetto prevede di impiegare è costituito dall’acqua geotermica del serbatoio carbonatico-evaporitico (cosiddetto primo serbatoio), caratterizzata da una temperatura media di circa 160 °C e una percentuale attesa di gas incondensabili naturalmente disciolti pari a circa l’1-1,5% in peso sul fluido geotermico; la centrale prevede emissioni di processo nulle e reiniezione totale del fluido geotermico (incluso il gas) nel serbatoio di provenienza.

In termini di ricadute occupazionali, l’azienda stima 20-35 le Unità lavorative annue (ULA) impiegate per la realizzazione della centrale e delle opere connesse (3 anni), e altre 3 ULA legate all’esercizio e controllo dell’impianto fino alla scadenza della concessione (2048).

A tale stima dovrà aggiungersi il conteggio delle ricadute in termini di occupazione indotta: 5 ULA correlate alla fase di esercizio dell’impianto per tutta la durata della concessione, mentre le attività economiche delle imprese del settore ricettivo locale saranno chiamate ad accogliere continuativamente, per un periodo di 2 anni, il personale specializzato delle imprese e delle compagnie di servizio per le attività di perforazione (20-30 ULA) e di costruzione e commissioning (50-80) dell’impianto.

Ai fini di migliorare ulteriormente le ricadute socio-economiche nei Comuni interessati dalla centrale “Poggio Montone”, la Regione Toscana e Sorgenia Geothermal hanno inoltre firmato un protocollo d’intesa che impegna l’azienda a cedere gratuitamente gratuitamente il calore geotermico residuo (a bassa entalpia) non utilizzato per la produzione di energia elettrica, a vantaggio dei processi che potranno farne richiesta; al proposito, oltre ad attivarsi per promuovere su tutta l’area dell’Amiata la coltivazione dell’olivo, del castagno da frutto e del ciliegio, Sorgenia ha individuato alcuni processi di sviluppo che riguardano la possibilità di realizzare – tramite soggetti imprenditoriali terzi – serre tecnologiche per la coltivazione protetta di frutta, un allevamento di suini di razza Cinta Senese, uno o più laboratori di lavorazione delle pelli e produzione di articoli di pelletteria.

Il protocollo prevede inoltre che Sorgenia metta a disposizione i contributi dovuti ai sensi di legge ai Comuni sede di impianto, con modalità da definirsi congiuntamente con la Regione e gli stessi Comuni.

Il Comune di Piancastagnaio – che nel 2017 aveva espresso parere negativo alla realizzazione della centrale, argomentandolo con 9 osservazioni – ribadisce però la propria contrarietà al progetto: «È inammissibile che la Regione pronunci l’ultima parola non tenendo conto di quanto sia i cittadini che le istituzioni abbiano manifestato nel loro dissenso – dichiara al proposito il sindaco Vagaggini – Ci rivolgeremo al TAR e a tutti gli organi preposti».

Anche il Comune di Santa Fiora, con il sindaco Federico Balocchi, rammenta che «ci siamo opposti all’intervento Sorgenia, anche se ha il suo fulcro a Piancastagnaio e ci interessa solo marginalmente. L’impianto si farà nonostante noi, ma il progetto è stato modificato e risponderà positivamente alle nostre obiezioni, sarà praticamente ininfluente per il nostro paesaggio. Una volta chiarito che il progetto sarebbe stato autorizzato, perché aveva tutti i pareri favorevoli, mi sono impegnato per ottenere lavoro per i nostri ragazzi. Infatti al progetto della centrale sono collegati tre progetti industriali che porteranno decine di posti di lavoro nel settore della pelletteria, dell’agricoltura e dell’allevamento».