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Parte il teleriscaldamento geotermico di Radicondoli: il punto di svolta spiegato dal sindaco

Il 19 marzo verrà accesa la rete nel borgo di mille abitanti, il progetto è iniziato dieci anni fa.

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Il teleriscaldamento mostra chiaramente come la geotermia sia una risorsa rinnovabile i cui vantaggi, economici oltre che ambientali, possano ricadere direttamente sulla comunità locale: usarlo per climatizzare edifici e riscaldare l’acqua sanitaria – a fronte di prezzi molto vantaggiosi e un drastico abbattimento dell’inquinamento atmosferico – assicura benefici alle famiglie residenti e un fattore di competitività per le imprese, aumentando così l’attrattività del territorio.

Un orizzonte che dopo lunghi anni di lavori sta per aprirsi anche per il Comune di Radicondoli, borgo medievale arroccato sulle colline metallifere senesi la cui rete di teleriscaldamento andrà ora ad affiancarsi a quelle già presenti nei Comuni geotermici di Castelnuovo Val di Cecina (PI), Monterotondo Marittimo (GR), Monteverdi Marittimo (PI), Montieri (GR), Pomarance (PI), Santa Fiora (GR). Un punto di svolta per il territorio, come spiega il sindaco Emiliano Bravi.


La sua amministrazione è riuscita a portare il teleriscaldamento geotermico a Radicondoli, concretizzando un investimento enorme per un paese di mille abitanti: nei prossimi giorni verrà ufficialmente accesa la rete, c’è già una data?

«Il 19 marzo verrà accesa la rete e saranno ultimati gli ultimi collaudi a caldo, e da quel momento avremo un impianto completamente funzionante. Radicondoli è uno dei Comuni geotermici più importanti a livello nazionale, ma finora era rimasto senza una rete di teleriscaldamento: le amministrazioni precedenti non ci hanno creduto, mentre le due che ho guidato si sono impuntate e siamo così riusciti a concretizzare la progettualità per il teleriscaldamento geotermico, a Radicondoli e nella sua frazione più importante, che è quella di Belforte – anche a fronte di difficoltà non indifferenti».

Cosa non è filato liscio?

«Ci sono stati dei problemi sia progettuali sia di finanziamento, a cui abbiamo dovuto far fronte per poter arrivare a questo momento. Nel 2018 ero quasi disperato, venivamo da un anno di fermo lavori e anche la struttura è rimasta senza ufficio tecnico per pensionamenti e problemi di salute: ho assunto direttamente la responsabilità dell’ufficio tecnico per portare in fondo l’opera, ma oggi il risultato finale mi rende molto orgoglioso».

I propositi di utilizzare i lavori del cantiere per riqualificare al contempo il borgo sono stati mantenuti?

«Ne abbiamo approfittato per fare insieme al teleriscaldamento tutte le tubazioni di distribuzione, oltre a riqualificare totalmente il centro storico all’interno delle mura di Radicondoli. Per cui abbiamo rifatto piazze, vie secondarie, terziarie e non solo, in base a un progetto approvato dalla Sovrintendenza; per un Comune di mille abitanti direi che è un’opera gigantesca, ci voleva un pazzo per portarla fino in fondo».

A quanto ammonta l’investimento totale per la realizzazione del progetto?

«Il progetto per teleriscaldare Radicondoli e Belforte parte dal 2009, con il mio insediamento a sindaco, ed è stato completamente finanziato attraverso le royalties previste dall’Accordo generale sulla geotermia del 2008; grazie alla bontà della tipologia d’investimento siamo riusciti a ricevere anche circa 800mila euro dal bando POR 2007-2013 della Regione Toscana. Per cui niente mutui, né un euro di indebitamento per il Comune. L’investimento ammonta a 5 milioni e 594mila euro Iva compresa, si tratta di costi del solo primo lotto. A questi vanno aggiunti quelli per il secondo lotto, che riguarda Belforte: altri 3 milioni di euro circa, completamente finanziati e con il relativo progetto già fatto. Per chi arriverà dopo le elezioni del 26 maggio c’è soltanto da appaltare e portare avanti i lavori».

Quante solo le utenze che possono allacciarsi al teleriscaldamento?

«Ad oggi sono circa 400 utenze che hanno questa possibilità, perché riguarda il centro storico di Radicondoli, che non è abitatissimo perché fuori c’è la zona residenziale; hanno comunque già dato una pre-adesione sia cittadini che non residenti. Durante l’estate la nostra popolazione incrementa notevolmente, con tanti ex-radicondolesi che ritornano nelle seconde case durante l’estate, nel periodo delle feste».

Possono allacciarsi sia le utenze domestiche sia quelle commerciali?

«Certo, anche le commerciali. Con notevoli vantaggi. Le tariffe sono bassissime, e l’energia termica può essere impiegata per riscaldare l’acqua ma anche per raffrescare, per cui le attività interessate sono molte. Da quelle dei ristoranti ai bar a chi usa le celle frigorifere o altre tipologie di macchinario sono molte le attività che possono usare questa infrastruttura, che verrà gestita dalla Ges (Geo Energy Service spa, ndr)».

Ai vantaggi economici se ne aggiungono anche ambientali?

«Sicuramente. Essendo in un paese in collina molti ancora si riscaldano con pellet, legna o addirittura gasolio, mentre finora gli impianti di riscaldamento a Radicondoli erano alimentati a gpl, con una qualità del servizio molto più bassa e un costo molto più elevato rispetto al metano, figuriamoci rispetto al geotermico. Per cui con il teleriscaldamento andremo a togliere le caldaie, garantendo oltre a maggiore sicurezza anche un importante risparmio in termini di emissioni. Si tratta di un importante passo avanti, magari tardivo però ora Radicondoli si è adeguato, ed il merito è di questa amministrazione».

Cosa rischia questo modello di sviluppo basato sulla geotermia se il Governo nazionale confermerà lo stop agli incentivi per le centrali toscane?

«Si tratta di uno scenario catastrofico, nel quale non si vuole riconoscere la bontà degli investimenti: i territori geotermici sono belli e attraenti, siamo riusciti a coltivare la geotermia rispettando l’ambiente. Naturalmente grazie anche alla collaborazione del gestore delle centrali (attualmente è Enel, ndr), che almeno da quando sono arrivato io nel 2009 devo dire è sempre stato attento alle nostre richieste di mitigazione ambientale e di tutela. Se verranno meno gli incentivi Enel, che è un’azienda, potrà far venir meno gli investimenti, anche quelli ambientalmente migliorativi, che possano dare certezze e sicurezze. Questo significa che la gente magari si allontanerà da queste zone, che invece dovrebbero rendersi ancora più attrattive, e senza investimenti la geotermia non sarà più il fiore all’occhiello del territorio ma magari verrà semplicemente sfruttata finché ce ne sarà la possibilità. Ecco, tutto questo significa miopia da parte del Governo, che ascolta qualche comitato anziché comunità che hanno vissuto la geotermia sin dall’800. Vogliono parlare al nostro posto, senza conoscere la geotermia».

Nonostante tutti i pluriennali dati di monitoraggio sia ambientale (Arpat) sia sanitario (Ars) non abbiano mai mostrato particolari criticità legate alla geotermia, a fare presa è stata molta disinformazione. Il sindaco di Pomarance è intervenuto su queste pagine affermando che per invertire la rotta oggi è importante per il territorio investire in comunicazione ambientale. Lei cosa ne pensa?

«Che è fondamentale. Oggi ce n’è tanta di comunicazione sulla geotermia, ma in molti casi è sbagliata. In questo modo chiunque può accedere a informazioni errate, mentre bisogna veicolare la verità. Questo non significa creare un eccesso di sicurezza – perché quando si pensa che ci sia sicurezza assoluta, che non esiste, si abbassa la guardia – ma dall’altra parte nemmeno un eccesso si allarmismo, perché in questo modo si demonizza ciò che demone non, e questo è completamente sbagliato: si dà risonanza a tante bugie a scapito di poche verità, ecco cosa sta succedendo».

Cosa si aspetta dal Tavolo di confronto sugli incentivi per la geotermia che il ministero dello Sviluppo economico ha convocato per il 27 marzo, cui parteciperà anche una delegazione dei sindaci geotermici?

«Se il nostro interlocutore fosse razionale e super partes mi aspetterei che ci ascoltasse, ma fino ad oggi non mi sembra sia andata così. È stato detto tutto e il contrario di tutto attraverso comunicati stampa stringati, senza nessun confronto con il territorio: chi è al Governo non dovrebbe essere parte di un comitato ma rappresentare una nazione e avere un’idea di sviluppo energetico sostenibile, quello che ad oggi mi pare non ci sia. Anche la Commissione Ue ha chiesto 38 chiarimenti sullo schema di decreto Fer 1 dedicato agli incentivi per le rinnovabili, e questo dimostra come chi legifera lo stia facendo senza padroneggiare la materia. La geotermia è una specificità del nostro territorio, e non si può affrontarla con superficialità o con prese di posizione barricadiere, sia in un senso che in un altro».

Cosa si aspetta accadrà se anche il 27 non potrà avviarsi un dialogo costruttivo col Governo?

«Noi sindaci continueremo a mobilitarci, e anch’io come primo cittadino continuerò a farlo fino al 26 maggio, poi come vicepresidente del CoSviG, e anche come impegno personale. E spero che anche i sindaci delle prossime amministrazioni, indipendentemente dal loro colore e posizione politica, si impegnino a fare il sindaco rappresentando tutta la comunità, che è una comunità geotermica».