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La Regione Toscana contro le «posizioni ideologiche» dei comitati sulla geotermia

Fratoni: «La geotermia è una fonte rinnovabile come sostengono la comunità scientifica e l'Europa, ed è anche una fonte innovativa se viene sviluppata secondo criteri di sostenibilità ambientale ancora più spinti»

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Fratoni: «La geotermia è una fonte rinnovabile come sostengono la comunità scientifica e l’Europa, ed è anche una fonte innovativa se viene sviluppata secondo criteri di sostenibilità ambientale ancora più spinti»


Italia Nostra, Forum Ambientalista e Rete No Gesi hanno organizzato nella sala Montanelli del Consiglio Regionale, a Firenze, la conferenza stampa Geotermia ed emissioni climateranti in Toscana con lo scopo di diffondere «i contenuti di ricerche scientifiche, mai smentite, che dimostrano che le emissioni delle centrali geotermiche toscane sono decisamente climalteranti e particolarmente dannose all’ambiente».

Secondo quanto riportato dai comitati nell’occasione, al 2010 le emissioni legate alla geotermia sul monte Amiata rappresenterebbero il 27,7% delle emissioni di CO2 della Toscana, il 46,3% delle emissioni di mercurio e il 43,3% dell’ammoniaca; Velio Arezzini della rete No Gesi si è invece soffermato sui dati sanitari affermando che «secondo uno studio l’Amiata ha il 13% di mortalità in più e il 20% dovuto a tumori. Hanno detto che non c’è una correlazione diretta, però c’è un campanello di allarme».

In realtà, per quanto riguarda nello specifico i dati sanitari citati, quelli più aggiornati sono stati divulgati dall’Agenzia regionale di sanità (ARS), in attesa che un quadro più completo sul tema venga offerto dallo studio InVetta: al proposito si afferma che «dopo i picchi del 13-14% registrati nel periodo 2000-2006, che erano presenti nel report del CNR del 2010, negli ultimi anni disponibili dal 2009 al 2015, l’eccesso di mortalità generale negli uomini si è notevolmente ridotto al 3.3%. Persiste invece l’eccesso di mortalità per tumori, sempre nei maschi e non nelle donne, che nel periodo 2009-2015 si assesta al 13%, dopo i picchi del 20% registrati negli anni precedenti (2000-2006)».

Per quanto riguarda il ruolo della coltivazione geotermica rispetto a questi dati le ricerche finora concluse dagli enti preposti non mostrano evidenze di causalità con i tassi di mortalità riscontrati nelle popolazioni toscane più direttamente coinvolte; è però possibile notare – anche in questo caso senza evidenze di causalità – come da una parte i tassi di mortalità nell’area geotermica toscana siano costantemente in calo dagli anni ’70, mentre la produzione di energia elettrica da geotermia sia costantemente in crescita.

Per quanto riguarda invece i dati relativi alle emissioni delle centrali geotermoelettriche, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (ARPAT) ha appena aggiornato i dati al 2018, che mostrano come il 100% degli impianti controllati mostri valori emissivi inferiori ai limiti; per quanto riguarda il mercurio, ad esempio, «nell’area del monte Amiata si registrano spesso dati paragonabili ai livelli di fondo naturale», con picchi paragonabili ai valori normalmente presenti nelle aree urbane.

I dati riportati da ARPAT nel proprio annuario non riguardano però i gas climalteranti come la CO2 – che non è un inquinante – in uscita dalle centrali, tema al centro della conferenza stampa fiorentina.

Al proposito è certamente vero che le centrali geotermiche flash emettono CO2 (per i dati di dettaglio si rimanda a quelli messi recentemente in fila da UGI, l’Unione Geotermica Italiana), ma la differenza rispetto alla CO2 emessa bruciando combustibili fossili è sostanziale: come spiega Alessandro Sbrana, professore ordinario di Geochimica e vulcanologia all’Università di Pisa, nel primo caso l’anidride carbonica è prodotta naturalmente nel sottosuolo e «viene rilasciata (non prodotta) dalle centrali geotermiche».

Questa CO2 ha «la capacità di attraversare le coperture argillose dei sistemi geotermici e viene continuamente rilasciata in superficie in Toscana (Amiata e Larderello). Queste emissioni naturali sono di almeno un ordine di grandezza più elevate delle emissioni rilasciate dalle centrali geotermiche; inoltre l’anidride carbonica rilasciata dalle centrali è una parte della anidride carbonica che sarebbe comunque rilasciata naturalmente dal suolo attraverso il degassamento diffuso».

Se la CO2 geotermica viene naturalmente prodotta nel sottosuolo semmai «il problema è la velocità di rilascio, generalmente superiore rispetto a quella naturale quando si va ad installare una centrale», come osserva il docente di Energie rinnovabili all’Università di Firenze Daniele Fiaschi, secondo il quale in ogni caso con le attuali centrali geotermiche «il bilancio di emissioni di CO2 evitate dal mancato utilizzo di combustibili fossili per generare l’equivalente quantità di energia elettrica è sicuramente favorevole: anche includendo le emissioni naturali, a livello nazionale si risparmiano più di 70 kg per MWh di elettricità prodotta».

Non a caso anche secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), ovvero la massima autorità scientifica al mondo sul cambiamento climatico, il «diffuso dispiegamento dell’energia geotermica potrebbe svolgere un ruolo significativo nella mitigazione dei cambiamenti climatici».

Ciò non significa che non si possa e si debba aumentare ancora la sostenibilità dell’attività geotermoelettrica, senza però partire dal presupposto di allarmi ingiustificati: «I dati ambientali sulla geotermia in Italia dimostrano che non c’è nulla di allarmante – sottolinea nel merito Adele Manzella, primo ricercatore al CNR di Pisa – Questo non significa che non ci siano impatti, miglioramenti sono certamente possibili».

«La geotermia – commenta l’assessore regionale all’Ambiente, Federica Fratoni – è una fonte rinnovabile come sostengono la comunità scientifica e l’Europa ed è anche una fonte innovativa se viene sviluppata secondo criteri di sostenibilità ambientale ancora più spinti: quello che prevede la nostra legge regionale sulla geotermia 2.0: la Regione ha normato l’utilizzo della risorsa secondo parametri ambientali puntuali e stringenti, dicendo che la CO2 emessa deve essere sequestrata e reimpiegata per fini industriali e che questi progetti devono portare sviluppo e ricadute economiche e occupazionali per i territori interessati. Ai comitati dico – conclude Fratoni – che l’aver proposto ricorso contro una centrale di media entalpia che prevede la totale reiniezione del fluido e zero emissioni (la centrale prevista da Sorgenia a Poggio Montone, ndr) è la dimostrazione di quanto la loro posizione sia puramente ideologica e priva di qualsiasi valutazione di merito rispetto ai profili di impatto ambientale e di tutela della salute».