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La geotermia continua a crescere nel mondo, ma non in Italia

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Nel corso del 2018 la potenza installata è aumentata un po’ ovunque: dall’Islanda alla Croazia, dalla Turchia alla Germania

Fonte: GeotermiaNews

Autore: Redazione

Mentre in Italia la geotermia risulta attualmente esclusa dallo schema di decreto FER1, non incentivando, dunque, la produzione di energia elettrica da questa fonte rinnovabile, nel mondo la potenza geotermica installata continua ad aumentare: secondo i dati messi in fila da Alexander Richter – presidente dell’International Geothermal Association (IGA) – su thinkgeoenergy.com, nel corso di tutto il 2018 «il settore geotermico ha aggiunto 587 MW di capacità di generazione in tutto il mondo».

A guidare la quota d’incremento è la Turchia (+294 MW nel corso del 2018), seguita dall’Indonesia (+139 MW), dagli USA (+48 MW), dall’Islanda (+45 MW), dalla Nuova Zelanda (+25 MW), dalla Croazia (+18 MW), dalla Cina (+15 MW) e dalla Germania (+3 MW).

L’Italia non compare nella classifica annuale, mentre con +134 MW occupa il settimo posto – tra Islanda e Cile – all’interno di quella decennale stilata da Richter, che guarda alla potenza geotermica installata tra gli anni 2009 e 2018 compresi.

Complessivamente l’Italia – che, ricordiamo, è stato il primo Paese al mondo a coltivare la geotermia come risorsa rinnovabile per usi industriali e (altro primato) per la produzione di energia elettrica –, ad oggi figura – secondo i più aggiornati dati disponibili, riepilogati dall’International Renewable ENergy Agency (IRENA) nel corso del 2018 – il sesto Stato al mondo per potenza geotermica installata.

Eppure le potenzialità della geotermia italiana rimangono ancora oggi largamente inesplorate.

Secondo le Stime di crescita della geotermia in Italia 2016-2030, con proiezioni al 2050 elaborate dall’Unione Geotermica Italiana (UGI) si «stima con prudenza che il potenziale geotermico di medio-alta temperatura esistente in Italia per produrre energia elettrica sia almeno 5000 MWe per un periodo di sfruttamento di almeno 50 anni», senza dimenticare le risorse di medio-bassa temperatura, che offrono potenzialità ancora più ampie in termini di usi diretti del calore geotermico.

Uno scenario su cui impatterebbe gravemente la mancata incentivazione della geotermia prevista nello schema di decreto FER1, venisse confermata: non a caso sia UGI sia IGA parlano di «un attacco violento e ingiustificato contro un’industria nata in Italia».