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Geotermia: la crisi Covid-19 potrebbe rallentare lo sviluppo del comparto nel biennio in corso

Birol (IEA): «I governi non devono perdere di vista il compito essenziale di intensificare le transizioni energetiche pulite per permetterci di uscire dalla crisi su un percorso sicuro e sostenibile»

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Birol (IEA): «I governi non devono perdere di vista il compito essenziale di intensificare le transizioni energetiche pulite per permetterci di uscire dalla crisi su un percorso sicuro e sostenibile»


Prima dell’arrivo della pandemia il comparto della geotermia – per la produzione di elettricità come di calore – sembrava aver un promettente futuro in Europa e nel mondo, ma nel breve termine Covid-19 potrebbe limitare le prospettive di crescita.

A documentarlo è il Renewable market update – Outlook for 2020 and 2021 pubblicato dall’International Energy Agency (IEA).

Il rapporto spiega che «le fonti di energia rinnovabile hanno finora mostrato una capacità di resilienza impressionante nonostante i blocchi e i cambiamenti causati dalla pandemia di coronavirus, con la loro quota del mix di elettricità che è in aumento in molti mercati. Ma il mondo è destinato ad aggiungere 167 gigawatt (GW) di capacità di energia rinnovabile quest’anno, il 13% in meno rispetto al 2019».

Un rallentamento che riflette i ritardi nell’attività di costruzione dovuti alle interruzioni della catena di approvvigionamento, ai blocchi e alle misure di distanziamento sociale, nonché alle sfide emergenti per i finanziamenti. 

Difficoltà con cui, giocoforza, dovrà fare i conti anche il mondo della geotermia.

A tale proposito, la IEA osserva che nel 2019 la nuova capacità geotermica installata nel mondo è arrivata a quota 0,8 GW, ovvero «il livello più alto mai registrato» a testimonianza del crescente interesse rivolto a queste tecnologie.

La Turchia, l’Indonesia e il Kenya hanno contribuito in larga parte a questo aumento, rappresentando complessivamente tre quarti della capacità aggiuntiva globale.

La IEA prevede che questi tre paesi continueranno a guidare la crescita geotermica nel biennio 2020-2021, ma gli interrogativi aperti dalla pandemia non mancano.

«In Turchia e in altri paesi la crisi di Covid-19 sta causando ritardi nello sviluppo degli impianti– argomenta l’Agenzia – a causa di ritardi nelle decisioni strategiche necessarie per il proseguimento dei progetti e dell’interruzione della catena di approvvigionamento globale di macchinari e materiali. In Turchia, a meno che non vengano prorogati gli attuali meccanismi di sostegno previsti per la fine dell’anno, i progetti in ritardo che inizialmente avrebbero dovuto essere operativi entro la fine del 2020 potrebbero dover affrontare sfide finanziarie».

Per questo, a livello globale le previsioni IEA per quanto riguarda la capacità geotermica aggiuntiva prevista nel periodo 2020-21 hanno subito un ribasso di circa il 20% rispetto alle stime elaborate solo nell’ottobre 2019.

Ma non sarà Covid-19 a determinare se il rallentamento sarà strutturale o meno, quanto le politiche messe in campo dagli Stati.

Un problema che non riguarda solo la geotermia.

La IEA si mostra infatti convinta che già nel 2021 la realizzazione di impianti alimentati da energie rinnovabili dovrebbe riprendere a crescere in modo sostenuto, perché la maggior parte dei progetti che stanno subendo ritardi diverrà operativo e le politiche governative di sostegno proseguiranno.

«La resilienza dell’elettricità rinnovabile agli impatti della crisi di Covid-19 è una buona notizia, ma non può essere data per scontata. I Paesi continuano a costruire nuove turbine eoliche e impianti solari, ma a un ritmo molto più lento – sintetizza il direttore esecutivo dell’IEA, Fatih Birol – Anche prima che la pandemia di Covid-19 lo colpisse, il mondo avrebbe dovuto accelerare significativamente l’impiego delle energie rinnovabili per avere la possibilità di raggiungere i suoi obiettivi in materia di energia e clima. In mezzo alle straordinarie sfide sanitarie ed economiche di oggi, i governi non devono perdere di vista il compito essenziale di intensificare le transizioni energetiche pulite per permetterci di uscire dalla crisi su un percorso sicuro e sostenibile».

Un’osservazione che riguarda da vicino anche il comparto della geotermia italiana, che attende ormai da anni il ripristino degli incentivi all’attività geotermoelettrica cancellati dal decreto FER1 e ancora in attesa di essere re-inseriti all’interno del FER2.