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Geoenvi, come rispondere alle preoccupazioni ambientali sulla geotermia? La parola a EGEC

Intervista a Philippe Dumas, segretario generale del Consiglio Europeo per l’Energia Geotermica, l’ente chiamato a coordinare il lavoro dei 16 partner internazionali aderenti al progetto europeo

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Intervista a Philippe Dumas, segretario generale del Consiglio Europeo per l’Energia Geotermica, l’ente chiamato a coordinare il lavoro dei 16 partner internazionali aderenti al progetto europeo


Quali sono i reali impatti ambientali legati all’impiego della geotermia – con le varie tecnologie disponibili – come fonte rinnovabile utile per produrre l’energia di cui tutti abbiamo bisogno?

Per sgombrare il campo dagli equivoci e rispondere con solidi dati scientifici è nato il progetto europeo GEOENVI (Tackling the environmental concerns for deploying geothermal energy in Europe), condotto da 16 partner internazionali e finanziato attraverso il programma UE Horizon2020.

La prima occasione di confronto pubblico sul tema si è tenuta proprio in Italia, – paese che mantiene ancora una leadership di settore e che ha visto nascere le prime tecnologie geotermiche oltre 200 anni -, con un dibattito organizzato a Roma da CNR, CoSviG, CSGI, EGEC, Enel Green Power e Rete Geotermica; per approfondire i contenuti emersi durante il dibattito seguendo i criteri di equità e imparzialità, GeotermiaNews ha posto a tutti i relatori intervenuti a Roma 5 quesiti, incentrati su alcuni dei principali temi volti a individuare la strada migliore per uno sviluppo sostenibile del comparto geotermico, a favore della collettività.


Diamo oggi la parola a Philippe Dumas, segretario generale del Consiglio europeo per l’energia geotermica (EGEC), l’ente chiamato a coordinare il lavoro dei 16 partner internazionali aderenti al progetto GEOENVI.


Il progetto Horizon 2020 GEOENVI ha tra i principali obiettivi lo sviluppo di una metodologia per la valutazione degli impatti ambientali, considerando tutte le fasi di vita di un impianto geotermico.

Quali aspetti crede debbano essere approfonditi, al fine di poter effettuare una efficace comparazione tra gli impatti generati dalle differenti tecnologie utilizzabili per la produzione di energia?

«Ad oggi ci sono pochi studi di LCA/VCV (Valutazione del ciclo di vita, ndr) suglii impatti ambientali della geotermia, anche perché si tratta di lavori complessi: per concludere uno studio LCA completo occorre più di un anno. Il progetto GEOENVI ha come obiettivo quello valutare gli impatti ambientali su molti tipi di impianti geotermici, attraverso una metodologia semplificata con linee guida armonizzate a livello europeo.

In particolare è necessario tener conto che, oltre a produrre elettricità, dai pozzi geotermici si ricava calore che può essere utilizzato tal quale: così, grazie alla geotermia sostituire numerose caldaie alimentate con combusti fossili: credo che questo sia un aspetto che merita di essere approfondito».

Uno dei principali elementi di criticità, attorno al quale si sta sviluppando un intenso dibattito, riguarda le emissioni di CO2: le centrali geotermoelettriche tradizionali rilasciano anidride carbonica in atmosfera, benché di origine naturale, ma la lotta contro i cambiamenti climatici impone sin da subito una revisione delle priorità in agenda per determinare la decarbonizzazione dell’economia. Quali pensa siano le migliori soluzioni disponibili per affrontare il problema?

«La geotermia è una fonte di energia rinnovabile, e dovrebbe essere trattata come tale. Per quanto riguarda in particolare il problema delle emissioni geotermiche, in Italia la soluzione potrebbe arrivare da più approcci: applicazione delle normative LCA sull’impatto ambientale; ulteriore sviluppo di ricerca e innovazione per giungere a migliori prestazioni ambientali; migliori linee guida sulla pianificazione e il monitoraggio degli impianti geotermici a livello nazionale».

Quali sono in Italia e in Toscana, regione leader a livello europeo per quanto riguarda l’utilizzo della geotermia, i principali strumenti politici per promuovere l’adozione delle migliori tecnologie disponibili, nonché di buone pratiche, che consentano una minimizzazione degli impatti? Ritiene possano essere integrati da ulteriori misure?

«Considerando che la presenza delle centrali geotermiche rappresenta una peculiarità del territorio toscano, la Regione Toscana ha già adottato specifiche normative settoriali in merito all’adozione delle migliori tecnologie disponibili, come la DGRT n. 344 del 22/03/2010, che svolge, in una certa misura, la funzione di un documento in merito alle B.A.T. (Best Available Technology) per questa specifica categoria di impianti. Per quanto riguarda invece il monitoraggio della qualità dell’aria, ARPAT pubblica ogni anno i risultati dei suoi controlli sulle emissioni delle centrali geotermiche in Toscana.

Al livello europeo, si può affermare che la Toscana utilizza già le migliori tecnologie disponibili. Il settore geotermico italiano rappresenta una filiera d’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo, grazie a piccole e grandi imprese italiane che godono di esperienza pluriennale ed esportano competenze e prodotti.

Nel futuro, per minimizzare gli impatti il settore deve svillupare nuove tecnologie e contribuire all’economia circolare. A questa domanda risponde ETIP-DG, con l’European Technology and Innovation Platform on Deep Geothermal. ETIP-DG, a cui partecipano oltre 400 rappresentanti dell’industria e della ricerca, che si interroga su questioni che riguardano tutti i campi di ricerca, innovazione e sviluppo (RI&D) delle tecnologie per l’uso sostenibile e responsabile delle risorse geotermiche profonde».

Quale politica di incentivazione a livello nazionale potrebbe favorire un impiego più sostenibile dell’energia geotermica, anche alla luce della recente normativa elaborata in materia dalla Regione Toscana?

«Il settore geotermico italiano impiega già oggi circa 5000 lavoratori nel settore elettrico e termico, tra lavoratori diretti e nell’indotto locale, ed è pronto a investire 1 miliardo di euro in progetti di sviluppo nei prossimi 10 anni creando così più di 15.000 nuovi posti lavoro.

Le autorità italiane devono sostenere il settore. Per quanto riguarda in particolare gli incentivi su fonti e tecnologie rinnovabili, è urgente, dopo aver pubblicato il decreto FER1, lanciare il decreto FER2 per le tecnologie innovative».

Uno dei principali ostacoli alla diffusione della geotermia nel mercato energetico sta oggi nella percezione negativa maturata verso questa fonte rinnovabile da parte di alcuni media, di alcuni decisori politici e di una parte della popolazione locale.

Quale ruolo può giocare una maggiore comunicazione ambientale sui reali vantaggi e svantaggi legati all’impiego delle tecnologie geotermiche?

«L’opposizione locale allo sviluppo geotermico è spesso alimentata da informazioni ambientali incomplete e inaccurate. È dunque importante fornire informazioni chiare e dettagliate sulle normative, sull’impatto ambientale e sugli effetti della coltivazione geotermica su aria, acqua e suolo: è questo il primo obiettivo di GEOENVI».